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I limiti della gestione tradizionale della sicurezza

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Incoerenza nell'interpretazione del ruolo della sicurezza da parte del management: Si passa dai casi in cui la gestione della sicurezza è vista come puro valore etico a quelli in cui predomina l'aspetto cogente delle norme (gestione della sicurezza come puro onere), fino a quelli (pochissimi per la verità) in cui la gestione della sicurezza è utilizzata come fattore della strategia competitiva aziendale.
A queste differenti interpretazioni corrispondono anche livelli di motivazione e di impegno (commitment) nei confronti della gestione della sicurezza, della quale non viene mai negata l'importanza in senso astratto, ma verso la quale sembrano esistere ancora delle difficoltà quando si tratta di quantificare le risorse da dedicarvi. In genere le imprese in cui si giudica la sicurezza aziendale come un semplice extra-costo sono anche quelle in cui si procede ad adeguamenti di natura solo formale, contribuendo in tal modo a rafforzare il convincimento che la gestione della sicurezza sia solo un puro onere.

Carenza di strumenti di analisi e di gestione operativa: Normalmente esistono e vengono applicati strumenti più o meno sofisticati per condurre l'analisi di rischio, ma non si riscontra l'utilizzo di strumenti o procedure gestionali per passare dalla definizione del rischio alla pianificazione degli interventi in funzione di obiettivi prestabiliti, ottimizzando le risorse disponibili in funzione dei risultati conseguiti. Inoltre, non vengono utilizzate (o lo sono scarsamente) tecniche di analisi dei fenomeni infortunistici per individuare le cause primarie di infortunio (comportamenti errati, insoddisfacente interfaccia operatore-macchina-ambiente, procedure di lavoro inadeguate, uso di macchine e materiali non conformi alle prescrizioni di legge ecc.), né impiegati strumenti per la raccolta sistematica, l'analisi e il reporting dei dati sugli infortuni. Non sembra, poi, ancora diffusa la consuetudine a valutare l'efficacia e l'efficienza del proprio sistema di gestione della sicurezza con audit periodici. Infine, il riconoscimento e la quantificazione dei benefici derivanti dal raggiungimento di elevati livelli di sicurezza sono aspetti prati8camente sempre trascurati; anzi, chi ha una visione esclusivamente etica della sicurezza ritiene che l'unico vantaggio sia in termini di bene comune (o bene sociale) conseguito e si rifiuta di tentare una valutazione dei benefici in termini diversi.

Carenza di competenze e di formazione: Questa carenza riguarda in modo particolare le competenze di quelle figure le cui funzioni tendono a evolversi da un profilo di natura esclusivamente tecnica a uno  con connotazioni anche gestionali (come ad esempio nel caso del responsabile del servizio di prevenzione e protezione).

Scarsa percezione del costo della "non sicurezza": La gestione della sicurezza, secondo interpretazioni riconducibili ad una visione prescrittiva, viene percepita come un onere molto costoso; in realtà il costo della "non sicurezza" è ancora maggiore, ma difficilmente si procede ad indagini sistematiche ed approfondite per determinarlo. Se si confrontasse il costo delle misure e degli interventi a favore della gestione della sicurezza ( costi per la prevenzione, la formazione, ecc.) con il costo della non sicurezza (costo evitato in termini di riduzione del numero di infortuni/incidenti), i risultati potrebbero essere sorprendenti.

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