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 Università degli Studi di L'Aquila

Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale

La sicurezza nell'Industria manifatturiera:

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ricerca dei dispositivi

Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n.22

Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (in Suppl. ordinario n. 33, alla Gazz. Uff. n. 38, del 15 febbraio). - Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

Preambolo

 

Il Presidente della Repubblica:
Considerato che lo Stato italiano si è assunto il dovere di recepire nell'ordinamento interno le direttive dell'Unione europea e che, per effetto degli articoli 10 e 11 della Costituzione, le norme contenute in dette direttive, se di applicazione incondizionata, prevalgono nei settori di competenza, sempre nel rispetto dei princìpi fondamentali dell'ordinamento e dei diritti inalienabili della persona umana garantiti dalla Costituzione; Viste le direttive CE 91/156, 91/689 e 94/62, che costituiscono un sistema compiuto di disciplina del settore dei rifiuti, al quale è necessario fare riferimento per rinvenire le linee di intervento cui il legislatore nazionale è comunque tenuto ad adeguarsi nel recepimento delle direttive stesse; Visto l'art. 1 della legge 22 febbraio 1994, n. 146, recante delega al Governo per l'attuazione delle direttive 91/156/CEE, del Consiglio del 18 marzo 1991, che modifica la direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti, e 91/689/CEE, del Consiglio del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi, come modificata dalla direttiva 94/31/CE, del Consiglio del 27 giugno 1994; Visti gli articoli 2, 36 e 38 della legge 22 febbraio 1994, n. 146; Visto l'art. 1 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, recante delega al Governo per l'attuazione della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio; Visti gli articoli 3, 6 e 43 della legge 6 febbraio 1996, n. 52; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 settembre 1996; Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 30 dicembre 1996; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, della sanità, dei trasporti e della navigazione, delle risorse agricole, alimentari e forestali, dell'interno, delle finanze, per la funzione pubblica e gli affari regionali, degli affari esteri, di grazia e giustizia e del tesoro; In applicazione degli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Emana il seguente decreto legislativo:

Articolo 1

 

Campo d'applicazione.

1. Il presente decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi, fatte salve disposizioni specifiche particolari o complementari, conformi ai princìpi del presente decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che disciplinano la gestione di determinate categorie di rifiuti.
2. Le regioni a statuto ordinario regolano la materia disciplinata dal presente decreto nel rispetto delle disposizioni in esso contenute, che costituiscono princìpi fondamentali della legislazione statale ai sensi dell'art. 117, comma 1, della Costituzione.
3. Le disposizioni di principio del presente decreto costituiscono norme di riforma economico-sociale nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome aventi competenza esclusiva in materia, le quali provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 2

 

Finalità.

1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi.
2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare:
a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora;
b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;
c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
3. La gestione dei rifiuti si conforma ai princìpi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei princìpi dell'ordinamento nazionale e comunitario.
4. Per il conseguimento delle finalità del presente decreto lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze ed in conformità alle disposizioni che seguono, adottano ogni opportuna azione avvalendosi, anche mediante accordi e contratti di programma, di soggetti pubblici e privati qualificati.

Articolo 3

 

Prevenzione della produzione di rifiuti.

1. Le autorità competenti adottano, ciascuna nell'ambito delle proprie attribuzioni, iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante:
a) lo sviluppo di tecnologie pulite, in particolare quelle che consentono un maggiore risparmio di risorse naturali;
b) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonchè lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo;
c) la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso od il loro smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità dei rifiuti ed i rischi di inquinamento;
d) lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o smaltiti;
e) la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;
f) la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti.

Articolo 4

 

Recupero dei rifiuti.

1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorità competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso:
a) il reimpiego ed il riciclaggio;
b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti;
c) l'adozione di misure economiche e la determinazioni di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;
d) l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia.
2. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme di recupero.
3. Al fine di favorire e incrementare le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero le autorità competenti ed i produttori promuovono analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci, informazioni e tutte le altre iniziative utili.
4. Le autorità competenti promuovono e stipulano accordi e contratti di programma con i soggetti economici interessati al fine di favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti, con particolare riferimento al reimpiego di materie prime e di prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata con la possibilità di stabilire procedure semplificate ed il ricorso a strumenti economici.

Articolo 5

 

Smaltimento dei rifiuti.

1. Lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti.
2. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero.
3. Lo smaltimento dei rifiuti è attuato con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino costi eccessivi, al fine di:
a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi in ambiti territoriali ottimali;
b) permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti;
c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica.
4. A partire dal 1° gennaio 1999 la realizzazione e la gestione di nuovi impianti di incenerimento possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche.
5. Dal 1° gennaio 1999 è vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi gli accordi regionali o internazionali esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Eventuali nuovi accordi regionali potranno essere promossi nelle forme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico-economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano.
6. Dal 1° gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo i rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento di cui ai punti D2, D8, D9, D10 e D11 di cui all'allegato B . Per casi di comprovata necessità e per periodi di tempo determinati il Presidente della regione, d'intesa con il Ministro dell'ambiente, può autorizzare lo smaltimento in discarica nel rispetto di apposite prescrizioni tecniche e delle norme vigenti in materia.

Articolo 6

 

Definizioni.

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi;
b) produttore: la persona la cui attività ha prodotto rifiuti e la persona che ha effettuato operazioni di pretrattamento o di miscuglio o altre operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti;
c) detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonchè il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura;
e) raccolta: l'operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto;
f) raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima;
g) smaltimento: le operazioni previste nell'allegato B ;
h) recupero: le operazioni previste nell'allegato C ;
i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o più edifici o stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all'interno di un'area delimitata in cui si svolgono le attività di produzione dalle quali originano i rifiuti;
l) stoccaggio: Le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell'allegato B , nonchè le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto R13 dell'allegato C ;
m ) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle seguenti condizioni:
1 - i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm nè policlorobifenile, pooliclorotrifenili in quantità superiore a 25 ppm;
2 - il quantitativo di rifiuti pericolosi depositato non deve superare 10 metri cubi, ovvero i rifiuti stessi devono essere asportati con cadenza almeno bimestrale;
3 - il quantitativo di rifiuti non pericolosi non deve superare 20 metri cubi, ovvero i rifiuti stessi devono essere asportati con cadenza trimestrale;
4 - il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonchè, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
5 - devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura dei rifiuti pericolosi;
6 - deve essere data notizia alla provincia del deposito temporaneo di rifiuti pericolosi;
n ) bonifica: ogni intervento di rimozione della fonte inquinante e di quanto dalla stessa contaminato fino al raggiungimento dei valori limite conformi all'utilizzo previsto dell'area;
o ) messa in sicurezza: ogni intervento per il contenimento o isolamento definitivo della fonte inquinante rispetto alle matrici ambientali circostanti;
p ) combustibile da rifiuti: il combustibile ricavato dai rifiuti urbani mediante trattamento finalizzato all'eliminazione delle sostanze pericolose per la combustione ed a garantire un adeguato potere calorico, e che possieda caratteristiche specificate con apposite norme tecniche;
q ) compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria, e in particolare a definirne i gradi di qualità.

Articolo 7

 

Classificazione.

1. Ai fini dell'attuazione del presente decreto i rifiuti sono classificati, secondo l'origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali, e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.
2. Sono rifiuti urbani:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a ), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'art. 21, comma 2, lettera g );
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonchè gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b ), c ) ed e ).
3. Sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonchè i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.
4. Sono pericolosi i rifiuti non domestici precisati nell'elenco di cui all'allegato D .

Articolo 8

 

Esclusioni.

1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente decreto gli effluenti gassosi emessi nell'atmosfera, nonchè, in quanto disciplinati da specifiche disposizioni di legge:
a) i rifiuti radioattivi;
b) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave;
c) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell'attività agricola;
d) le attività di trattamento degli scarti che danno origine ai fertilizzanti, individuati con riferimento alla tipologia e alle modalità d'impiego ai sensi della legge 19 ottobre 1984, n. 748 e successive modifiche ed integrazioni. Agli insediamenti che producono fertilizzanti anche con l'impiego di scarti si applicano le disposizioni di cui all'art. 33;
e) le acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido;
f) i materiali esplosivi in disuso.
2. Sono altresì esclusi dal campo di applicazione del presente decreto:
a) i materiali litoidi o vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole o di conduzione dei fondi rustici comprese le terre da coltivazione provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali eduli;
b) le frazioni merceologiche provenienti da raccolte finalizzate effettuate direttamente da associazioni, organizzazioni ed istituzioni che operano per scopi ambientali o caritatevoli, senza fini di lucro;
c) i materiali non pericolosi che derivano dall'attività di scavo.
3. Le attività di recupero di cui all'allegato C effettuate nel medesimo luogo di produzione dei rifiuti, ad eccezione del recupero dei rifiuti come combustibile o altro mezzo per produrre energia, in quanto parte integrante del ciclo di produzione, sono escluse dal campo di applicazione del presente decreto.
4. Le disposizioni del presente decreto si applicano agli scarti dell'industria alimentare destinati al consumo umano od animale qualora gli stessi non siano disciplinati da specifiche norme di tutela igienico-sanitaria.

Articolo 9

 

Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi.

1. é vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, la miscelazione di rifiuti pericolosi tra loro o con altri rifiuti, sostanze o materiali, può essere autorizzata ai sensi dell'art. 28 qualora siano rispettate le condizioni di cui all'art. 2, comma 2, ed al fine di rendere più sicuro il recupero e lo smaltimento dei rifiuti.
3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 51, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati qualora sia tecnicamente ed economicamente possibile e per soddisfare le condizioni di cui all'art. 2, comma 2.

Articolo 10

 

Oneri dei produttori e dei detentori.

1. Gli oneri relativi alle attività di smaltimento sono a carico del detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettua le operazioni individuate nell'allegato B al presente decreto, e dei precedenti detentori o del produttore dei rifiuti.
2. Il produttore dei rifiuti speciali assolve i propri obblighi con le seguenti priorità:
a) autosmaltimento dei rifiuti;
b) conferimento dei rifiuti a terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni vigenti;
c) conferimento dei rifiuti ai soggetti che gestiscono il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani, con i quali sia stata stipulata apposita convenzione;
d) esportazione dei rifiuti con le modalità previste l'art. 16 del presente decreto.
3. La responsabilità del detentore per il corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa:
a) in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
b) in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all'art. 15 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla regione della mancata ricezione del formulario. Per le spedizioni transfrontaliere di rifiuti tale termine è elevato a sei mesi.

Articolo 11

 

Art. 11.
Catasto dei rifiuti.
1. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'ambiente, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano di cui all'art. 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, provvede con proprio decreto alla riorganizzazione del Catasto dei rifiuti istituito ai sensi dell'art. 3 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475 e successive modificazioni, in modo da assicurare un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato, anche ai fini della pianificazione delle connesse attività di gestione, sulla base del sistema di raccolta dei dati relativi alla gestione dei rifiuti di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, utilizzando la nomenclatura prevista nel Catalogo europeo dei rifiuti istituito con decisione della Commissione delle comunità europee del 20 dicembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. 5 del 7 gennaio 1994.
2. Il Catasto è articolato in una sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA) e in sezioni regionali o delle province autonome presso le corrispondenti Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell'ambiente (ARPA) e, ove tali Agenzie non siano ancora costituite, presso la regione.
3. Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti, compresi i commercianti e gli intermediari di rifiuti, ovvero svolge le operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, nonchè le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali ed artigianali di cui all'art. 7, comma 3, lettere c ) e d ), sono tenuti a comunicare annualmente con le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti prodotti, recuperati e smaltiti. Sono esonerati da tale obbligo, limitatamente alla produzione di rifiuti non pericolosi, i piccoli imprenditori artigiani di cui all'art. 2083 del codice civile che non hanno più di tre dipendenti. Nel caso in cui i produttori di rifiuti conferiscano i medesimi al Servizio pubblico di raccolta, la comunicazione è effettuata dai gestore del servizio.
4. I comuni, o loro consorzi o comunità montante ovvero aziende speciali con finalità di smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati comunicano annualmente secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le seguenti informazioni relative all'anno precedente:
a) la quantità dei rifiuti urbani raccolti nel proprio territorio;
b) i soggetti che hanno provveduto alla gestione dei rifiuti, specificando le operazioni svolte, le tipologie e la quantità dei rifiuti gestiti da ciascuno;
c) i costi di gestione e di ammortamento tecnico e finanziario degli investimenti per le attività di gestione dei rifiuti, nonchè i proventi della tariffa di cui all'art. 49;
d) i dati relativi alla raccolta differenziata.
5. Le Sezioni regionali e provinciali e delle province autonome del Catasto provvedono all'elaborazione dei dati ed alla successiva trasmissione alla Sezione nazionale entro 30 giorni dal ricevimento, ai sensi dell'art. 2, comma 2, della legge 25 gennaio 1994, n 70, delle informazioni di cui ai commi 3 e 4. L'ANPA elabora i dati, evidenziando le tipologie e le quantità dei rifiuti prodotti, raccolti, trasportati, recuperati e smaltiti, nonchè gli impianti di smaltimento e di recupero in esercizio, e ne assicura la pubblicità.
6. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 1 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia.
7. La riorganizzazione del Catasto di cui i commi 1 e 2 non deve comportare oneri ulteriori ed aggiuntivi per il bilancio dello Stato.

Articolo 12

 

Registri di carico e scarico.

1. I soggetti di cui all'art. 11, comma 3, hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico, con fogli numerati e vidimati dall'Ufficio del registro, su cui devono annotare, con cadenza almeno settimanale, le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto.
2. Il registro tenuto dagli stabilimenti e dalle imprese che svolgono attività di smaltimento e di recupero di rifiuti deve, inoltre, contenere:
a) l'origine, la quantità, le caratteristiche e la destinazione specifica dei rifiuti;
b) la data del carico e dello scarico dei rifiuti ed il mezzo di trasporto utilizzato;
c) il metodo di trattamento impiegato.
3. I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti nonchè presso la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, e presso la sede dei commercianti e degli intermediari che hanno la detenzione dei rifiuti. I registri sono conservati per cinque anni dalla data dell'ultima registrazione, ad eccezione dei registri relativi alle operazioni di smaltimento dei rifiuti in discarica, che devono essere conservati a tempo indeterminato ed al termine dell'attività devono essere consegnati all'autorità che ha rilasciato l'autorizzazione.
4. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le 5 tonnellate di rifiuti non pericolosi ed una tonnellata di rifiuti pericolosi, possono adempiere all'obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di categoria interessate o loro società di servizi che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile.
5 Le informazioni contenute nel registro sono rese in qualunque momento all'autorità di controllo che ne fa richiesta.
6. In attesa dell'individuazione del modello uniforme di registro di carico e scarico e degli eventuali documenti sostitutivi, nonchè delle modalità di tenuta degli stessi, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti.

Articolo 13

 

Ordinanze contingibili e urgenti.

1. Fatto salvo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia tutela ambientale, sanitaria e di pubblica sicurezza, qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della provincia ovvero il sindaco possono emettere, nell'ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, purchè non vi siano conseguenze di danno o di pericolo per la salute e per l'ambiente. Dette ordinanze sono comunicate al Ministro dell'ambiente ed al Ministro della sanità entro tre giorni dall'emissione ed hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi.
2. Entro centoventi giorni dall'adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il Presidente della Giunta regionale promuove ed adotta le iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti. In caso di inutile decorso del termine e di accertata inattività, il Ministro dell'ambiente diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro un congruo termine, e in caso di protrazione dell'inerzia può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.
3. Le ordinanze di cui al comma 1 indicano le norme a cui si intende derogare e sono adottate su parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari locali, che lo esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali.
4. Le ordinanze di cui al comma 1 non possono essere reiterate per più di due volte. Qualora ricorrano comprovate necessità, il Presidente della regione d'intesa con il Ministro dell'ambiente può adottare, sulla base di specifiche prescrizioni, le ordinanze di cui al comma 1 anche oltre i predetti termini.
5. Le ordinanze di cui al comma 1 che consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti pericolosi sono comunicate dal Ministro dell'ambiente alla Commissione dell'Unione Europea.

Articolo 14

 

Divieto di abbandono.

1. L'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.
2. éaltresì vietata l'immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.
3. Fatta salva l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 50 e 51, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa. Il sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.
4. Qualora la responsabilità del fatto illecito di cui al comma 1 sia imputabile ad amministratori o rappresentanti di persona giuridica, ai sensi e per gli effetti del comma 3 sono tenuti in solido la persona giuridica ed i soggetti che subentrano nei diritti della persona stessa.

Articolo 15

 

Trasporto dei rifiuti.

1. Durante il trasporto i rifiuti sono accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono risultare, in particolare, i seguenti dati:
a) nome ed indirizzo del produttore e del detentore;
b) origine, tipologia e quantità del rifiuto;
c) impianto di destinazione;
d) data e percorso dell'istradamento;
e) nome ed indirizzo del destinatario.
2. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal detentore dei rifiuti, e controfirmato dal trasportatore. Una copia del formulario deve rimanere presso il detentore, e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al detentore. Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni.
3. Durante la raccolta ed il trasporto i rifiuti pericolosi devono essere imballati ed etichettati in conformità alle norme vigenti in materia.
4. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico.
5. Il modello uniforme di formulario di identificazione di cui al comma 1 è adottato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 16

 

Spedizioni transfrontaliere.

1. Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono disciplinate dal regolamento CEE n. 259/93 del Consiglio del 1° febbraio 1993 e successive modifiche ed integrazioni.
2. Sono fatti salvi, ai sensi dell'art. 19 del regolamento CEE n. 259/93, gli accordi in vigore tra lo Stato della Città del Vaticano, la Repubblica di San Marino e la Repubblica italiana. Alle importazioni di rifiuti solidi urbani e assimilati provenienti dallo Stato della Città del Vaticano e della Repubblica di San Marino non si applicano le disposizioni di cui all'art. 20 del regolamento CEE n. 259/93.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, della sanità, del tesoro e dei trasporti e della navigazione, nel rispetto delle norme del regolamento CEE n. 259/93 disciplina:
a) i criteri per il calcolo degli importi minimi delle garanzie finanziarie da prestare per le spedizioni dei rifiuti, di cui all'art. 27 del regolamento;
b) le spese amministrative poste a carico dei notificatori ai sensi dell'art. 33, paragrafo 1, del regolamento;
c) le specifiche modalità per il trasporto dei rifiuti prodotti negli Stati di cui al comma 2.
4. Ai sensi e per gli effetti del regolamento:
a) le autorità competenti di spedizione e di destinazione sono le regioni e le province autonome;
b) l'autorità di transito è il Ministero dell'ambiente;
c) corrispondente è il Ministero dell'ambiente.
5. Le regioni e le province autonome comunicano le informazioni di cui all'art. 38 del regolamento CEE n. 259/93 al Ministero dell'ambiente, per il successivo inoltro alla Commissione dell'Unione Europea.

Articolo 17

 

Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati.

1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, definisce:
a) i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti;
b) le procedure di riferimento per il prelievo e l'analisi dei campioni;
c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, nonchè per la redazione dei progetti di bonifica.
2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a ), ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi, è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di inquinamento. A tal fine:
a) deve essere data immediata notifica al comune, alla provincia ed alla regione territorialmente competenti, nonchè agli organi di controllo sanitario e ambientale, della situazione di inquinamento ovvero del pericolo concreto ed attuale di inquinamento del sito;
b) entro le quarantotto ore successive alla notifica di cui alla lettera a ), deve essere data comunicazione al comune ed alla provincia ed alla regione territorialmente competenti degli interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere gli effetti e ridurre il rischio sanitario ed ambientale;
c) entro trenta giorni dall'evento che ha determinato l'inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di pericolo, deve essere presentato al comune ed alla regione il progetto di bonifica delle aree inquinate.
3. I soggetti e gli organi pubblici che nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli di inquinamento sono superiori ai limiti previsti, ne danno comunicazione al comune, che diffida il responsabile dell'inquinamento a provvedere ai sensi del comma 2, nonchè alla provincia ed alla regione.
4. Il comune approva il progetto ed autorizza la realizzazione degli interventi previsti entro novanta giorni dalla data di presentazione del progetto medesimo e ne dà comunicazione alla Regione. L'autorizzazione indica le eventuali modifiche ed integrazioni del progetto presentato, ne fissa i tempi, anche intermedi, di esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore della regione per la realizzazione e l'esercizio degli impianti previsti dal progetto di bonifica medesimo. Se l'intervento di bonifica e di messa in sicurezza riguarda un'area compresa nel territorio di più comuni il progetto e gli interventi sono approvati ed autorizzati dalla regione.
5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione del progetto di bonifica la regione può richiedere al comune che siano apportate modifiche ed integrazioni ovvero stabilite specifiche prescrizioni al progetto di bonifica.
6. Qualora la destinazione d'uso prevista dagli strumenti urbanistici in vigore imponga il rispetto di limiti di accettabilità di contaminazione che non possono essere raggiunti neppure con l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, l'autorizzazione di cui al comma 4 può prescrivere l'adozione di misure di sicurezza volte ad impedire danni derivanti dall'inquinamento residuo, da attuarsi in via prioritaria con l'impiego di tecniche e di ingegneria ambientale, nonchè limitazioni temporanee o permanenti all'utilizzo dell'area bonificata rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, ovvero particolari modalità per l'utilizzo dell'area medesima. Tali prescrizioni comportano, ove occorra, variazione degli strumenti urbanistici e dei piani territoriali.
7. L'autorizzazione di cui al comma 4 costituisce variante urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e di indifferibilità dei lavori, e sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente per la realizzazione e l'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto di bonifica.
8. Il completamento degli interventi previsti dai progetti di cui al comma 2, lettera c ), è attestato da apposita certificazione rilasciata dalla provincia competente per territorio.
9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzati d'ufficio dal comune territorialmente competente e ove questo non provveda dalla regione, che si avvale anche di altri enti pubblici. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi di rotazione nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio.
10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3. L'onere reale deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica ai sensi e per gli effetti dell'art. 18, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3 sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si può esercitare, anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull'immobile.
12. Le regioni predispongono sulla base delle notifiche dei soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli organi di controllo un'anagrafe dei siti da bonificare che individui:
a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli inquinanti presenti;
b) i soggetti cui compete l'intervento di bonifica;
c) gli enti di cui la regione intende avvalersi per l'esecuzione d'ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati;
d) la stima degli oneri finanziari.
13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d'uso di un'area comporti l'applicazione dei limiti di accettabilità di contaminazione più restrittivi, l'interessato deve procedere a proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un apposito progetto che è approvato dal comune ai sensi di cui ai commi 4 e 6. L'accertamento dell'avvenuta bonifica è effettuato dalla provincia ai sensi del comma 8.
14. I progetti relativi ad interventi di bonifica di interesse nazionale sono presentati al Ministero dell'ambiente ed approvati, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni che precedono, con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, d'intesa con la regione territorialmente competente.
15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui al comma 1 ed i progetti di cui al comma 14 relativi ad aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento sono definiti ed approvati di concerto con il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali.

Articolo 18

 

Competenze dello Stato.

1. Spettano allo Stato:
a) le funzioni di indirizzo e coordinamento necessarie all'attuazione del presente decreto;
b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti, nonchè l'individuazione dei fabbisogni per lo smaltimento dei rifiuti sanitari, anche al fine di ridurne la movimentazione;
c) l'individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonchè per ridurre la pericolosità degli stessi;
d) l'individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti con più elevato impatto ambientale, che presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi;
e) la definizione dei piani di settore per la riduzione, il riciclaggio, il recupero e l'ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
f) l'indicazione delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti;
g) l'individuazione delle iniziative e delle azioni, anche economiche, per favorire il riciclaggio ed il recupero di materia prima dai rifiuti, nonchè per promuovere il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti ed il loro impiego da parte della Pubblica Amministrazione e dei soggetti economici;
h) l'individuazione degli obiettivi di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti;
i) la determinazione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali di cui all'art. 22, ed il coordinamento dei piani stessi;
l) l'indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti;
m ) l'indicazione dei criteri generali per l'organizzazione e l'attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
n) la determinazione dei criteri generali e degli standard di bonifica dei siti inquinati, nonchè la determinazione dei criteri per individuare gli interventi di bonifica che, in relazione al rilievo dell'impatto sull'ambiente connesso all'estensione dell'area interessata, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, rivestono interesse nazionale.
2. Sono inoltre di competenza dello Stato:
a) l'adozione delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, nonchè delle norme e delle condizioni per l'applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33;
b) la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e dei prodotti contenenti amianto;
c) la determinazione dei limiti di accettabilità e delle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche di talune sostanze contenute nei rifiuti in relazione a specifiche utilizzazioni degli stessi;
d) la determinazione dei criteri qualitativi e qualiquantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani;
e) la definizione del modello e dei contenuti del formulario di identificazione di cui all'art. 15, commi 1 e 5;
f) la definizione dei metodi, delle procedure e degli standard per il campionamento e l'analisi dei rifiuti;
g) la determinazione dei requisiti soggettivi e delle capacità tecniche e finanziarie per l'esercizio delle attività di gestione dei rifiuti;
h) la riorganizzazione e la tenuta del Catasto Nazionale dei rifiuti;
i) la regolamentazione del trasporto dei rifiuti e la definizione del formulario di cui all'art. 15;
l) l'individuazione delle tipologie di rifiuti che per comprovate ragioni tecniche, ambientali ed economiche possono essere smaltiti direttamente in discarica;
m ) l'adozione di un modello uniforme del registro di cui all'art. 12 e la definizione delle modalità di tenuta dello stesso, nonchè la definizione delle modalità di tenuta dello stesso, nonchè l'individuzione degli eventuali documenti sostitutivi del registro stesso;
n) l'individuazione dei beni durevoli di cui all'art. 44;
o) l'aggiornamento degli allegati al presente decreto;
p) l'adozione delle norme tecniche, delle modalità e delle condizioni di utilizzo del prodotto ottenuto mediante compostaggio, con particolare riferimento all'utilizzo agronomico come fertilizzante, ai sensi della legge del 19 ottobre 1984, n. 748 e successive modifiche e integrazioni, del prodotto di qualità ottenuto mediante compostaggio da rifiuti organici selezionati alla fonte con raccolta differenziata.
3. Salvo che non sia diversamente disposto dal presente decreto, le funzioni di cui al comma 1 sono esercitate ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.
4. Salvo che non sia diversamente disposto dal presente decreto, le norme regolamentari e tecniche di cui al comma 2 sono adottate, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianto e della sanità, nonchè, quando le predette norme riguardano i rifiuti agricoli ed il trasporto dei rifiuti, di concerto, rispettivamente, con i Ministeri delle risorse agricole, alimentari e forestali e dei trasporti e della navigazione.

Articolo 19

 

Competenze delle regioni.

1. Sono di competenza delle regioni, nel rispetto dei princìpi previsti dalla normativa vigente e dal presente decreto:
a) la predisposizione, l'adozione e l'aggiornamento, sentiti le province ed i comuni, dei piani regionali di gestione dei rifiuti di cui all'art. 22;
b) la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, con l'obiettivo prioritario della separazione dei rifiuti di provenienza alimentare, degli scarti di prodotti vegetali e animali, o comunque ad alto tasso di umidità, dai restanti rifiuti;
c) l'elaborazione, l'approvazione e l'aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate;
d) l'approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e l'autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti;
e) l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi;
f) le attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti che il regolamento CEE n. 259/93 attribuisce alle autorità competenti di spedizione e di destinazione;
g) la delimitazione, in deroga all'ambito provinciale, degli ambiti ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati;
h) le linee guida ed i criteri per la predisposizione e l'approvazione dei progetti di bonifica e di messa in sicurezza, nonchè l'individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazione;
i) la promozione della gestione integrata dei rifiuti, intesa come il complesso delle attività volte ad ottimizzare il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti;
l) l'incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi;
m ) la definizione dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 31, 32 e 33;
n) la definizione dei criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.
2. Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 le regioni si avvalgono anche degli organismi individuati ai sensi del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
3. Le regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche.
4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le regioni emanano norme affinchè gli uffici pubblici coprano il fabbisogno annuale di carta con una quota di carta riciclata pari almeno al quaranta per cento del fabbisogno stesso.

Articolo 20

 

Competenze delle province.

1. In attuazione dell'art. 14 della legge 8 giugno 1990, n. 142, alle province competono, in particolare:
a) le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l'organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale;
b) il controllo e la verifica degli interventi di bonifica e del monitoraggio ad essi conseguenti;
c) il controllo periodico su tutte le attività di gestione dei rifiuti, ivi compreso l'accertamento delle violazioni del presente decreto;
d) la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l'applicazione delle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33;
e) l'individuazione, sulla base delle previsioni del piano territoriale di coordinamento di cui all'art. 15, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142, ove già adottato, e delle previsioni di cui all'art. 22, comma 3, lettera d ), sentiti i comuni, delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani, con indicazioni plurime per ogni tipo di impianto, nonchè delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti;
f) l'iscrizione delle imprese e degli enti sottoposti alle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33 ed i relativi controlli;
g) l'organizzazione delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati sulla base di ambiti territoriali ottimali delimitati ai sensi dell'art. 23.
2. Per l'esercizio delle attività di controllo sulla gestione dei rifiuti le province possono avvalersi anche delle strutture di cui all'art. 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall'art. 8 del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, con le modalità di cui al comma 3, nonchè degli organismi individuati ai sensi del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
3. Ai fini dell'esercizio delle proprie funzioni le province possono altresì avvalersi di organismi pubblici con specifiche esperienze e competenze tecniche in materia, con i quali stipulano apposite convenzioni.
4. Gli addetti al controllo sono autorizzati ad effettuare ispezioni, verifiche e prelievi di campioni all'interno di stabilimenti, impianti o imprese che producono o che svolgono attività di gestione dei rifiuti. Il segreto industriale non può essere opposto agli addetti al controllo, che sono tenuti all'obbligo della riservatezza ai sensi della normativa vigente.
5. Il personale appartenente al Nucleo Operativo Ecologico dell'Arma dei Carabinieri è autorizzato ad effettuare le ispezioni e le verifiche necessarie ai fini dell'espletamento delle funzioni di cui all'art. 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349. Restano ferme le altre disposizioni vigenti in materia di vigilanza e controllo.
6. Nell'ambito delle competenze di cui al comma 1, le province sottopongono ad adeguati controlli periodici gli stabilimenti e le imprese che smaltiscono o recuperano rifiuti, curando, in particolare, i controlli sulle attività sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 31, 32 e 33, e che i controlli concernenti la raccolta ed il trasporto di rifiuti pericolosi riguardino, in primo luogo, l'origine e la destinazione dei rifiuti.

Articolo 21

 

Art. 21.
Competenze dei comuni.
1. I comuni effettuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, e dell'art. 23.
2. I comuni disciplinano la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei princìpi di efficienza, efficacia ed economicità, stabiliscono in particolare:
a) le disposizioni per assicurare la tutela igienico-sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani;
b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;
c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi;
d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi, e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione di cui all'art. 7, comma 2, lettera f );
e) le disposizioni necessarie a ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;
f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento;
g) l'assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello smaltimento sulla base dei criteri fissati ai sensi dell'art. 18, comma 2, lettera d ). Sono comunque considerati rifiuti urbani, ai fini della raccolta, del trasporto e dello stoccaggio, tutti i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade ovvero, di qualunque natura e provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle strade marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua.
3. é inoltre, di competenza dei comuni l'approvazione dei progetti di bonifica dei siti inquinati.
4. Nell'attività di gestione dei rifiuti urbani, i comuni si possono avvalere della collaborazione delle associazioni di volontariato e della partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni.
5. I comuni possono istituire, nelle forme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive modificazioni, servizi integrativi per la gestione dei rifiuti speciali non assimilati ai rifiuti urbani.
6. I comuni sono tenuti a fornire alla regione ed alla provincia tutte le informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani dalle stesse richieste.
7. La privativa di cui al comma 1 non si applica alle attività di recupero dei rifiuti che rientrino nell'accordo di programma di cui all'art. 22, comma 11, ed alle attività di recupero dei rifiuti assimilati.
8. Sono fatte salve le disposizioni di cui all'art. 6, comma 1, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e relativi decreti attuativi.

Articolo 22

 

Piani regionali.

1. Le regioni, sentite le province ed i comuni, nel rispetto dei princìpi e delle finalità di cui agli articoli 1, 2, 3, 4 e 5, ed in conformità ai criteri stabiliti dal presente articolo, predispongono piani regionali di gestione dei rifiuti assicurando adeguata pubblicità e la massima partecipazione dei cittadini, ai sensi dell'art. 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. I piani regionali di gestione dei rifiuti promuovono la riduzione delle quantità, dei volumi e delle pericolosità dei rifiuti.
3. Il piano regionale di gestione dei rifiuti prevede inoltre:
a) le condizioni ed i criteri tecnici in base ai quali, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, gli impianti per la gestione dei rifiuti, ad eccezione delle discariche, possono essere localizzati nelle aree destinate ad insediamenti produttivi;
b) la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani da realizzare nella regione, tenendo conto dell'obiettivo di assicurare la gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'art. 23, nonchè dell'offerta di smaltimento e di recupero da parte del sistema industriale;
c) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di efficienza e di economicità, e l'autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'art. 23, nonchè ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
d) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento;
e) i criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti;
f) le iniziative dirette a limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti;
g) le iniziative dirette a favorire il recupero dai rifiuti di materiali e di energia;
h) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani.
4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti è coordinato con gli altri piani di competenza regionale previsti dalla normativa vigente, ove adottati.
5. Costituiscono parte integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che devono prevedere:
a) l'ordine di priorità degli interventi;
b) l'individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti;
c) le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino prioritariamente l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.
6. L'approvazione del piano regionale o il suo adeguamento è condizione necessaria per accedere ai finanziamenti nazionali.
7. La regine approva o adegua il piano entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto; in attesa restano in vigore i piani regionali vigenti.
8. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 7 e di accertata inattività, il Ministro dell'ambiente diffida gli organi regionali competenti ad adempiere entro un congruo termine e, in caso di protrazione dell'inerzia, adotta, in via sostitutiva, i provvedimenti necessari alla elaborazione del piano regionale.
9. Qualora le autorità competenti non realizzino gli interventi previsti dal piano regionale nei termini e con le modalità stabiliti, il Ministro dell'ambiente diffida le autorità inadempienti a provvedere entro un termine non inferiore a 180 giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro dell'ambiente può adottare, in via sostitutiva, tutti i provvedimenti necessari ed idonei per l'attuazione degli interventi contenuti nel piano. A tal fine può avvalersi anche di commissari delegati.
10. I provvedimenti di cui al comma 9 possono riguardare interventi finalizzati a:
a) attuare la raccolta differenziata dei rifiuti;
b) provvedere al reimpiego, al recupero e al riciclaggio degli imballaggi conferiti al servizio pubblico;
c) introdurre sistemi di deposito cauzionale obbligatorio sui contenitori;
d) favorire operazioni di trattamento dei rifiuti urbani ai fini del riciclaggio e recupero degli stessi;
e) favorire la realizzazione e l'utilizzo di impianti per il recupero dei rifiuti solidi urbani.
11. Sulla base di appositi accordi di programma stipulati con il Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la regione, possono essere autorizzati, ai sensi degli articoli 31 e 33, la costruzione e l'esercizio all'interno di insediamenti industriali esistenti di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal piano regionale qualora ricorrano le seguenti condizioni:
a) siano riciclati e recuperati come materia prima rifiuti provenienti da raccolta differenziata, sia prodotto compost da rifiuti oppure sia utilizzato combustibile da rifiuti;
b) siano rispettate le norme tecniche di cui agli articoli 31 e 33;
c) siano utilizzate le migliori tecnologie di tutela dell'ambiente;
d) sia garantita una diminuzione delle emissioni inquinanti.

Articolo 23

 

Gestione dei rifiuti urbani in ambiti territoriali ottimali.

1. Salvo diversa disposizione stabilita con legge regionale, gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani sono le province. In tali ambiti territoriali ottimali le province assicurano una gestione unitaria dei rifiuti urbani e predispongono piani di gestione dei rifiuti, sentiti i comuni, in applicazione degli indirizzi e delle prescrizioni del presente decreto.
2. Per esigenze tecniche o di efficienza nella gestione dei rifiuti urbani, le province possono autorizzare gestioni anche a livello sub-provinciale purchè, anche in tali ambiti territoriali sia superata la frammentazione della gestione.
3. I comuni di ciascun ambito territoriale ottimale di cui al comma 1, entro il termine perentorio di sei mesi dalla delimitazione dell'ambito medesimo, organizzano la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità.
4. I comuni provvedono alla gestione dei rifiuti urbani mediante le forme, anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come integrata dall'art. 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498.
5. Per le finalità di cui i commi 1, 2 e 3 le province, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, disciplinano, ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive modificazioni, le forme ed i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Nei casi in cui la forma di cooperazione sia attuata per gli effetti dell'art. 24 della legge 8 giugno 1990, n. 142, le province individuano gli enti locali partecipanti, l'ente locale responsabile del coordinamento, gli adempimenti ed i termini previsti per l'assicurazione delle convenzioni di cui all'art. 24, comma 1, della legge 8 giugno 1990, n. 142. Dette convenzioni determinano in particolare le procedure che dovranno essere adottate per l'assegnazione del servizio di gestione dei rifiuti, le forme di vigilanza e di controllo, nonchè gli altri elementi indicati all'art. 24, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142. Decorso inutilmente il predetto termine le regioni e le province autonome provvedono in sostituzione degli enti inadempienti.

Articolo 24

 

Contributo per lo smaltimento di rifiuti in discarica.

1. In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:
a) 15% entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
b) 25% entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
c) 35% a partire dal sesto anno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto.
2. Il coefficiente di correzione di cui all'art. 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, è determinato anche in relazione al conseguimento degli obiettivi di cui al comma 1.

Articolo 25

 

Accordi e contratti di programma, incentivi.

1. Ai fini dell'attuazione dei princìpi e degli obiettivi stabiliti dal presente decreto, il Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, può stipulare appositi accordi e contratti di programma con enti pubblici o con le imprese maggiormente presenti sul mercato o con le associazioni di categoria. Gli accordi ed i contratti di programma hanno ad oggetto, in particolare:
a) l'attuazione di specifici piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di rifiuti;
b) la sperimentazione, la promozione, l'attuazione e lo sviluppo di processi produttivi e di tecnologie pulite idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità, e ad ottimizzare il recupero dei rifiuti stessi;
c) lo sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di produzione di beni con impiego di materiali meno inquinanti e comunque riciclabili;
d) le modifiche del ciclo produttivo e la riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo;
e) la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati, confezionati e messi in commercio in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti e i rischi di inquinamento;
f) la sperimentazione, la promozione e l'attuazione di attività di riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti;
g) l'adozione di tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell'impianto di produzione;
h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di controllo per l'eliminazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti;
i) l'impiego da parte dei soggetti economici e dei soggetti pubblici dei materiali recuperati dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
l) l'impiego di sistemi di controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.
2. Il Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, può altresì stipulare appositi accordi e contratti di programma con le imprese maggiormente presenti sul mercato nazionale e con le associazioni di categoria per:
a) promuovere e favorire l'utilizzo di sistemi di eco-label e di eco-audit;
b) attuare programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilità ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero di materia prima, anche mediante procedure semplificate per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti, le quali devono comunque garantire un elenvato livello di protezione dell'ambiente.
3. I predetti accordi sono stipulati di concerto con il Ministro delle risore agricole, alimentari e forestali qualora riguardino attività collegate alla produzione agricola.
4. Il programma triennale di tutela dell'ambiente di cui alla legge 28 agosto 1989, n. 305, individua le risorse finanziarie da destinarsi, sulla base di apposite disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai contratti di programma di cui ai commi 1 e 2, e fissa le modalità di stipula dei medesimi.

Articolo 26

 

Osservatorio nazionale sui rifiuti.

1. Al fine di garantire l'attuazione delle norme di cui al presente decreto legislativo, con particolare riferimento alla prevenzione della produzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ed all'efficacia, all'efficienza ed all'economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonchè alla tutela della salute pubblica e dell'ambiente, è istituito, presso il Ministero dell'ambiente, l'Osservatorio nazionale sui rifiuti, in appresso denominato Osservatorio. L'Osservatorio svolge, in particolare, le seguenti funzioni:
a) vigila sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
b) provvede all'elaborazione ed all'aggiornamento permanente di criteri e specifici obiettivi d'azione, nonchè alla definizione ed all'aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei rifiuti;
c) esprime il proprio parere sul Programma generale di prevenzione di cui all'art. 42 e lo trasmette per l'adozione definitiva al Ministro dell'ambiente ed al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
d) predispone il Programma generale di prevenzione di cui all'art. 42 qualora il Consorzio Nazionale Imballaggi non provveda nei termini previsti;
e) verifica l'attuazione del Programma Generale di cui all'art. 42 ed il raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio;
f) verifica i costi di recupero e smaltimento;
g) elabora il metodo normalizzato di cui all'art. 49, comma 5, e lo trasmette per l'approvazione al Ministro dell'ambiente ed al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
h) verifica livelli di qualità dei servizi erogati;
i) predispone un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne cura la trasmissione ai Ministri dell'ambiente, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità.
2. L'Osservatorio è costituito con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, ed è composto da sette membri, scelti tra persone esperte in materia, di cui:
a) tre designati dal Ministro dell'ambiente, di cui uno con funzioni di Presidente;
b) due designati dal Ministro dell'industria, di cui uno con funzioni di vice-presidente;
c) uno designato dal Ministro della sanità;
d) uno designato dal Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali.
3. I membri durano in carica cinque anni. Il trattamento economico spettante ai membri dell'Osservatorio è determinato con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro dell'ambiente ed il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalità organizzative e di funzionamento dell'Osservatorio e della Segreteria tecnica.
5. All'onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento dell'Osservatorio e della segreteria tecnica pari a lire due miliardi, aggiornate annualmente in relazione al tasso di inflazione, provvede il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41 con un contributo di pari importo a carico dei consorziati. Dette somme sono versate dal Comitato Nazionale Imballaggi all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro del tesoro ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente. Le spese per il funzionamento del predetto Osservatorio sono subordinate alle entrate.

Articolo 27

 

Approvazione del progetto e autorizzazione alla realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.

1. I soggetti che intendono realizzare nuovi impianti di smaltimento o di recupero di rifiuti, anche pericolosi, devono presentare apposita domanda alla regione competente per territorio, allegando il progetto definitivo dell'impianto e la documentazione tecnica prevista per la realizzazione del progetto stesso dalle disposizioni vigenti in materia urbanistica, di tutela ambientale, di salute e di sicurezza sul lavoro, e di igiene pubblica. Ove l'impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale statale ai sensi della normativa vigente, alla domanda è altresì allegata la comunicazione del progetto all'autorità competente ai predetti fini ed il termine di cui al comma 3 resta sospeso fino all'acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale ai sensi dell'art. 6, comma 4, della legge 8 luglio 1986, n. 349 e successive modifiche ed integrazioni.
2. Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1, la regione nomina un responsabile del procedimento e convoca una apposita conferenza cui partecipano i responsabili degli uffici regionali competenti, e i rappresentanti degli enti locali interessati. Alla conferenza è invitato a partecipare anche il richiedente l'autorizzazione o un suo rappresentante al fine di acquisire informazioni e chiarimenti.
3. Entro novanta giorni dalla sua convocazione, la conferenza:
a) procede alla valutazione dei progetti;
b) acquisisce e valuta tutti gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le esigenze ambientali e territoriali;
c) acquisisce, ove previsto dalla normativa vigente, la valutazione di compatibilità ambientale;
d) trasmette le proprie conclusioni con i relativi atti alla Giunta regionale.
4. Per l'istruttoria tecnica della domanda la regione può avvalersi degli organismi individuati ai sensi del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.
5. Entro trenta giorni dal ricevimento delle conclusioni della conferenza, e sulla base delle risultanze della stessa, la Giunta regionale approva il progetto e autorizza la realizzazione dell'impianto. L'approvazione sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali. L'approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale, e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità dei lavori.
6. Nel caso in cui il progetto approvato riguardi aree vincolate ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'art. 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431.
7. Le regioni esaminano le norme necessarie per disciplinare l'intervento sostitutivo in caso di mancato rispetto del termine complessivo di cui ai commi 2, 3 e 5.
8. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali in corso di esercizio, che comportano modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all'autorizzazione rilasciata.
9. Contestualmente alla domanda di cui al comma 1 può essere presentata domanda di autorizzazone all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero di cui all'art. 28. In tal caso la regione autorizza le operazioni di smaltimento e di recupero contestualmente all'adozione del provvedimento che autorizza la realizzazione dell'impianto.

Articolo 28

 

Autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero.

1. L'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti è autorizzato dalla regione competente per territorio entro novanta giorni dalla presentazione della relativa istanza da parte dell'interessato. L'autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l'attuazione dei princìpi di cui all'art. 2, ed in particolare:
a) i tipi ed i quantitativi di rifiuti da smaltire o da recuperare;
b) i requisiti tecnici, con particolare riferimento alla compatibilità del sito, alle attrezzature utilizzate, ai tipi ed ai quantitativi massimi di rifiuti, ed alla conformità dell'impianto al progetto approvato;
c) le precauzioni da prendere in materia di sicurezza ed igiene ambientale;
d) il luogo di smaltimento;
e) il metodo di trattamento e di recupero;
f) i limiti di emissione in atmosfera, che per i processi di trattamento termico dei rifiuti, anche accompagnati da recupero energetico, non possono essere meno restrittivi di quelli fissati per gli impianti di incenerimento dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del Consiglio dell'8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994 e successive modifiche ed integrazioni;
g) le prescrizioni per le operazioni di messa in sicurezza, chiusura dell'impianto e ripristino del sito;
h) le garanzie finanziarie;
i) l'idoneità del soggetto richiedente.
2. I rifiuti pericolosi possono essere smaltiti in discarica solo se preventivamente catalogati ed identificati secondo le modalità fissate dal Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della sanità, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. L'autorizzazione di cui al comma 1 è concessa per un periodo di cinque anni ed è rinnovabile. A tale fine, entro centottanta giorni dalla scadenza dell'autorizzazione, deve essere presentata apposita domanda alla regione che decide prima della scadenza dell'autorizzazione stessa.
4. Quando a seguito di controlli successivi all'avviamento degli impianti questi non risultino conformi all'autorizzazione di cui all'art. 27, ovvero non siano soddisfatte le condizioni e le prescrizioni contenute nell'atto di autorizzazione all'esercizio delle operazioni di cui al comma 1, quest'ultima è sospesa, previa diffida, per un periodo massimo di dodici mesi. Decorso tale termine senza che il titolare abbia provveduto a rendere quest'ultimo conforme all'autorizzazione, l'autorizzazione stessa è revocata.
5. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni di cui all'art. 6, comma 1, lettera m ), che è soggetto unicamente agli adempimenti dettati con riferimento al registro di carico e scarico di cui all'art. 12 ed al divieto di miscelazione di cui all'art. 9. Per il deposito temporaneo in stabilimenti localizzati nelle isole minori i termini di cui ai punti 2 e 3, della lettera m ), comma 1, dell'art. 6, sono elevati ad un anno.
6. Il controllo e l'autorizzazione delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio di rifiuti in aree portuali sono disciplinati dalle specifiche disposizioni di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84. L'autorizzazione delle operazioni di imbarco e di sbarco non può essere rilasciata se il richiedente non dimostra di avere ottemperato agli adempimenti di cui all'art. 16 sul trasporto transfrontaliero di rifiuti.
7. Gli impianti mobili di smaltimento o di recupero, ad esclusione della sola riduzione volumetrica, sono autorizzati in via definitiva dalla regione ove l'interessato ha la sede legale o la società straniera proprietaria dell'impianto ha la sede di rappresentanza. Per lo svolgimento delle singole campagne di attività sul territorio nazionale l'interessato, almeno sessanta giorni prima dell'installazione dell'impianto, deve comunicare alla regione nel cui territorio si trova il sito prescelto le specifiche dettagliate relative alla campagna di attività, allegando l'autorizzazione di cui al comma 1 e l'iscrizione all'Albo nazionale delle imprese di gestione dei rifiuti, nonchè l'ulteriore documentazione richiesta. La regione può adottare prescrizioni integrative opppure può vietare l'attività con provvedimento motivato qualora lo svolgimento della stessa nello specifico sito non sia compatibile con la tutela dell'ambiente o della salute pubblica.

Articolo 29

 

Art. 29.
Autorizzazione di impianti di ricerca e di sperimentazione.
1. I termini di cui agli articoli 27 e 28 sono ridotti alla metà per l'autorizzazione alla realizzazione ed all'esercizio di impianti di ricerca e di sperimentazione qualora siano rispettate le seguenti condizioni:
a) le attività di gestione degli impianti non comportino utile economico;
b) gli impianti abbiano una potenzialità non superiore a 5 tonnellate al giorno, salvo deroghe giustificate dall'esigenza di effettuare prove di impianti caratterizzati da innovazioni, che devono però essere limitate alla durata di tali prove.
2. La durata dell'autorizzazione di cui al comma 1 è di un anno, salvo proroga che può essere concessa previa verifica annuale dei risultati raggiunti e non può comunque superare i due anni.
3. Qualora il progetto o la realizzazione dell'impianto non siano stati approvati e autorizzati entro il termine di cui al comma 1, l'interessato può presentare istanza al Ministro dell'ambiente, che si esprime nei successivi sessanta giorni, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della ricerca scientifica. La garanzia finanziaria in tal caso è prestata a favore dello stato.
4. In caso di rischio di agenti patogeni o di sostanze sconosciute e pericolose dal punto di vista sanitario l'autorizzazione di cui al comma 1 è rilasciata dal Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, della sanità e della ricerca scientifica.

Articolo 30

 

Art. 30.
Imprese sottoposte ad iscrizione.
1. L'Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti istituito ai sensi dell'art. 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, assume la denominazione di Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, di seguito denominato Albo, ed è articolato in un comitato nazionale, con sede presso il Ministero dell'ambiente, ed in Sezioni regionali, istituite presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dei capoluoghi di regione. I componenti del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali durano in carica cinque anni.
2. Il Comitato nazionale dell'Albo ha potere deliberante ed è composto da 15 membri esperti nella materia nominati con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e designati rispettivamente:
a) due dal Ministro dell'ambiente, di cui uno con funzioni di Presidente;
b) uno dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con funzioni di vicepresidente;
c) uno dal Ministro della sanità;
d) uno dal Ministro dei trasporti e della navigazione;
e) tre dalle regioni;
f) uno dell'Unione italiana delle Camere di Commercio;
g) sei dalle categorie economiche, di cui due delle categorie degli autotrasportatori.
3. Le Sezioni regionali dell'Albo sono istituite con decreto del Ministro dell'ambiente da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sono composte:
a) dal Presidente della Camera di commercio o da un membro del Consiglio camerale all'uopo designato, con funzioni di presidente;
b) da un funzionario o dirigente esperto in rappresentanza della Giunta regionale con funzioni di vicepresidente;
c) da un funzionario o dirigente esperto in rappresentanza delle province designato dall'Unione regionale delle province;
d) da un esperto designato dal Ministro dell'ambiente.
4. Le imprese che svolgono a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti e le imprese che raccolgono e trasportano rifiuti pericolosi, anche se da esse prodotti, nonchè le imprese che intendono effettuare attività di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti, di gestione di impianti di smaltimento e di recupero di titolarità di terzi, e di gestione di impianti mobili di smaltimento e di recupero di rifiuti, devono essere iscritte all'Albo. L'iscrizione deve essere rinnovata ogni cinque anni e sostituisce l'autorizzazione all'esercizio delle attività di raccolta, di trasporto, di commercio e di intermediazione dei rifiuti; per le altre attività l'iscrizione abilita alla gestione degli impianti il cui esercizio sia stato autorizzato ai sensi del presente decreto.
5. L'iscrizione di cui al comma 4 ed i provvedimenti di sospensione, di revoca, di decadenza e di annullamento dell'iscrizione, nonchè l'accettazione delle garanzie finanziarie, sono deliberati dalla sezione regionale dell'Albo della regione ove ha sede legale l'interessato, in conformità alla normativa vigente ed alle direttive emesse dal Comitato nazionale.
6. Con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dei trasporti e della navigazione e del tesoro, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definite le attribuzioni e le modalità organizzative dell'Albo, nonchè i requisiti, i termini, le modalità ed i diritti d'iscrizione, le modalità e gli importi delle garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore dello Stato dalle imprese di cui al comma 4, in conformità ai seguenti princìpi:
a) individuazione di requisiti univoci per l'iscrizione, al fine di semplificare le procedure;
b) coordinamento con la vigente normativa sull'autotrasporto, in coerenza con la finalità di cui alla lettera a );
c) trattamento uniforme dei componenti delle Sezioni regionali, per garantire l'efficienza operativa;
d) effettiva copertura delle spese attraverso i diritti di segreteria e i diritti annuali d'iscrizione.
7. In attesa dell'emanazione dei decreti, di cui ai commi 2 e 3 continuano ad operare, rispettivamente, il Comitato nazionale e le Sezioni regionali dell'Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all'art. 1 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441. L'iscrizione all'Albo è deliberata ai sensi della legge 11 novembre 1996, n. 575.
8. Fino all'emanazione dei decreti di cui al comma 6 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti.
9. Restano valide ed efficaci le iscrizioni effettuate e le domande d'iscrizione presentate all'Albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti di cui all'art. 10 del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441 e successive modificazioni ed integrazioni e delle relative disposizioni di attuazione, alla data di entrata in vigore del presente decreto.
10. Il possesso dei requisiti di idoneità tecnica e di capacità finanziaria per l'iscrizione all'Albo delle aziende speciali, dei consorzi e delle società di cui all'art. 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142, che esercitano i servizi di gestione dei rifiuti, è garantito dal comune. L'iscrizione all'Albo è effettuata sulla base di apposita comunicazione di inizio di attività del comune alla sezione regionale dell'Albo territorialmente competente ed è efficace solo per le attività svolte nell'interesse del comune medesimo o dei consorzi ai quali il comune stesso partecipa.
11. Avverso i provvedimenti delle sezioni regionali dell'Albo gli interessati possono promuovere, entro trenta giorni dalla notifica dei provvedimenti stessi, ricorso al Comitato nazionale dell'Albo.
12. Alla segreteria dell'Albo è destinato personale comandato da amministrazioni dello Stato ed enti pubblici, secondo criteri stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro del tesoro.
13. Agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali si provvede con le entrate derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti annuali d'iscrizione, secondo le modalità previste dal decreto del Ministro dell'ambiente 20 dicembre 1993 e successive modifiche.
14. Il decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 407, non si applica alle domande di iscrizione e agli atti di competenza dell'Albo.
15. Per le attività di cui al comma 4, le autorizzazioni rilasciate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, in scadenza, sono prorogate, a cura delle amministrazioni che le hanno rilasciate, fino alla data di efficacia dell'iscrizione all'Albo o a quella della decisione definitiva sul provvedimento di diniego di iscrizione. Le stesse ammistrazioni adottano i provvedimenti di diffida, di variazione, di sospensione o di revoca delle predette autorizzazioni.
16. Le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto dei rifiuti individuati ai sensi dell'art. 33, ed effettivamente avviati al riciclaggio ed al recupero, non sono sottoposte alle garanzie finanziarie di cui al comma 6 e sono iscritte all'Albo previa comunicazione di inizio di attività alla sezione regionale territorialmente competente. Detta comunicazione deve essere rinnovata ogni due anni e deve essere corredata da una relazione dalla quale risultino i seguenti elementi:
a) la quantità, la natura, l'origine e la destinazione dei rifiuti;
b) la frequenza media della raccolta;
c) la rispondenza delle caratteristiche tecniche e della tipologia del mezzo utilizzato ai requisiti stabiliti dall'Albo per il trasporto dei rifiuti;
d) il possesso dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa vigente.
17. Alla comunicazione di cui al comma 16 si applicano le disposizioni di cui all'art. 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Articolo 31

 

Determinazione delle attività e delle caratteristiche dei rifiuti per l'ammissione alle procedure semplificate.

1. Le procedure semplificate devono comunque garantire un elevato livello di protezione ambientale e controlli efficaci.
2. Con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, e, per i rifiuti agricoli e le attività che danno vita ai fertilizzanti, di concerto con il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, sono adottate per ciascun tipo di attività le norme, che fissano i tipi e le quantità di rifiuti, e le condizioni in base alle quali le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione degli stessi e le attività di recupero di cui all'allegato C sono sottoposte alle procedure semplificate di cui agli articoli 32 e 33. Con la medesima procedura si provvede all'aggiornamento delle predette norme tecniche e condizioni.
3. Le norme e le condizioni di cui al comma 2 sono individuate entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e devono garantire che i tipi o le quantità di rifiuti ed i procedimenti e metodi di smaltimento o di recupero siano tali da non costituire un pericolo per la salute dell'uomo e da non recare pregiudizio all'ambiente. In particolare per accedere alle procedure semplificate le attività di trattamento tecnico e di recupero energetico devono, inoltre, rispettare le seguenti condizioni:
a) siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani oppure rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;
b) i limiti di emissione non siano meno restrittivi di quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento dei rifiuti dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del Consiglio dell'8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del 21 giugno 1989, 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre 1994 e successive modifiche ed integrazioni, e dal decreto del Ministro dell'ambiente 16 gennaio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24;
c) sia garantita la produzione di una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile calcolata su base annuale.
4. La emanazione delle norme delle condizioni di cui al comma 2 deve riguardare, in primo luogo, i rifiuti indicati nella lista verde di cui all'allegato II del regolamento CEE n. 259/93 e successive modifiche ed integrazioni.
5. Per la tenuta dei registri di cui agli articoli 32, comma 3, e 33 comma 3, e l'effettuazione dei controlli periodici, l'interessato è tenuto a versare alla provincia un diritto di iscrizione annuale determinato in relazione alla natura dell'attività con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del tesoro.
6. La costruzione di impianti che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle prescrizioni e delle norme tecniche di cui ai commi 2 e 3 è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e dalle altre disposizioni che regolano la costruzione di impianti industriali. L'autorizzazione all'esercizio nei predetti impianti di operazioni di recupero di rifiuti non individuati ai sensi del presente articolo resta comunque sottoposta alle di posizioni di cui agli articoli 27 e 28.
7. Alle denunce e alle domande disciplinate dal presente Capo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992, n. 300 e successive modifiche ed integrazioni. Si applicano, altresì, le disposizioni di cui all'art. 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Articolo 32

 

Autosmaltimento.

1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell'art. 31, le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla provincia territorialmente competente.
2. Le norme tecniche di cui al comma 1 prevedono in particolare:
a) il tipo, la quantità, e le caratteristiche dei rifiuti da smaltire;
b) il ciclo di provenienza dei rifiuti;
c) le condizioni per la realizzazione e l'esercizio degli impianti;
d) le caratteristiche dell'impianto di smaltimento;
e) la qualità delle emissioni nell'ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il termine di cui al comma 1 verifica d'ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine alla comunicazione di inizio di attività è allegata una relazione dalla quale deve risultare:
a) il rispetto delle condizioni e delle norme tecniche specifiche di cui al comma 1;
b) il rispetto delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente.
4. Qualora la provincia accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 dispone con provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell'attività, salvo che l'interessato non provveda a conformare alla normativa vigente dette attività ed i suoi effetti entro il termine prefissato dall'amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e, comunque, in caso di modifica sostanziale delle operazioni di autosmaltimento.
6. Restano sottoposte alle disposizioni di cui agli articoli 27 e 28 le attività di autosmaltimento di rifiuti pericolosi e la discarica di rifiuti.

Articolo 33

 

Operazioni di recupero.

1. A condizione che siano rispettate le norme tecniche e le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell'art. 31, l'esercizio delle operazioni di recupero dei rifiuti possono essere intraprese decorsi novanta giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla provincia territorialmente competente.
2. Le condizioni e le norme tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo di attività, prevedono in particolare:
a) per i rifiuti non pericolosi:
1. le quantità massime impiegabili;
2. la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti utilizzabili nonchè le condizioni specifiche alle quali le attività medesime sono sottoposte alla disciplina prevista dal presente articolo;
3. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente;
b) per i rifiuti pericolosi:
1. le quantità massime impiegabili;
2. provenienza, i tipi e caratteristiche dei rifiuti;
3. le condizioni specifiche riferite ai valori limite di sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre emissioni presenti in sito;
4. altri requisiti necessari per effettuare forme diverse di recupero;
5. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in relazione al tipo ed alle quantità di sostanze pericolose contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente.
3. La provincia iscrive in un apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio di attività ed entro il termine di cui al comma 1 verifica d'ufficio la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine alla comunicazione di inizio di attività è allegata una relazione dalla quale deve risultare:
a) il rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche di cui al comma 1;
b) il possesso dei requisiti soggettivi richiesti per la gestione dei rifiuti;
c) le attività di recupero che si intendono svolgere;
d) stabilimento, capacità di recupero e ciclo di trattamento o di combustione nel quale i rifiuti stessi sono destinati ad essere recuperati;
e) le caratteristiche merceologiche dei prodotti derivanti dai cicli di recupero.
4. Qualora la provincia accerti il mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 dispone con provvedimento motivato il divieto di inizio ovvero di prosecuzione dell'attività, salvo che l'interessato non provveda a conformare alla normativa vigente dette attività ed i suoi effetti entro il termine prefissato dall'amministrazione.
5. La comunicazione di cui al comma 1 deve essere rinnovata ogni 5 anni e comunque in caso di modifica sostanziale delle operazioni di recupero.
6. Sino all'adozione delle norme tecniche e delle condizioni di cui al comma 1 e comunque non oltre centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le procedure di cui ai commi 1 e 2 si applicano a chiunque effettui operazioni di recupero dei rifiuti elencati rispettivamente nell'allegato 3 al decreto del Ministro dell'ambiente 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta Ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, e nell'allegato 1 al decreto del Ministro dell'ambiente 16 gennaio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24, nel rispetto delle prescrizioni ivi contenute; a tal fine si considerano valide ed efficaci le comunicazioni già effettuate alla data di entrata in vigore del presente decreto.
7. La procedura semplificata di cui al presente articolo sostituisce, limitatamente alle variazioni qualitative e quantitative delle emissioni determinate dai rifiuti individuati, l'autorizzazione di cui all'art. 15, lettera a ) del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203.
8. Le disposizioni semplificate del presente articolo non si applicano alle attività di recupero dei rifiuti urbani, ad eccezione:
a) delle attività di riciclaggio e di recupero di materia prima e di produzione di compost di qualità dai rifiuti provenienti da raccolta differenziata;
b) delle attività di trattamento dei rifiuti urbani per ottenere combustibile da rifiuto effettuate nel rispetto delle norme tecniche di cui al comma 1;
c) dell'impiego di combustibile da rifiuto nel rispetto delle specifiche norme tecniche adottate ai sensi del comma 1, che stabiliscono in particolare la composizione merceologica e le caratteristiche qualitative del combustibile da rifiuto ai sensi della lettera p ) dell'art. 6.
9. Fermi restando il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera di cui all'art. 31, comma 3, e dei limiti delle altre emissioni inquinanti stabilite da disposizioni vigenti nonchè fatta salva l'osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro dell'ambiente, determina modalità, condizioni e misure relative alla concessione di incentivi finanziari previsti da disposizioni legislative all'utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente interesse pubblico al recupero energetico nelle centrali elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni di trattamento finalizzate alla produzione di combustibile da rifiuti.
10. I rifiuti non pericolosi individuati con apposite norme tecniche ai sensi del comma 1 che vengono utilizzati in operazioni non comprese tra quelle di cui all'allegato C sono sottoposti unicamente alle disposizioni di cui agli articoli 10 comma 3, 11, 12 e 15, nonchè alle relative norme sanzionatorie.
11. Alle attività di cui ai commi precedenti si applicano integralmente le norme ordinarie per lo smaltimento qualora i rifiuti non vengano destinati in modo effettivo ed oggettivo al recupero.
12. Le condizioni e le norme tecniche relative ai rifiuti pericolosi di cui al comma 1 sono comunicate alla Commissione dell'Unione Europea tre mesi prima della loro entrata in vigore.

Articolo 34

 

Ambito di applicazione.

1. Il presente Titolo disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela dell'ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato e prevenire l'insorgere di ostacoli agli scambi, nonchè distorsioni e restrizioni alla concorrenza ai sensi della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994.
2. La disciplina di cui al comma 1 riguarda la gestione di tutti gli imballaggi immessi sul mercato nazionale e di tutti i rifiuti di imballaggio derivanti dal loro impiego, utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi, servizi, nuclei domestici, a qualsiasi altro livello, qualunque siano i materiali che li compongono.
3. Restano fermi i vigenti requisiti in materia di qualità degli imballaggi, quali quelli relativi alla sicurezza, alla protezione della salute e all'igiene dei prodotti imballati, nonchè le vigenti disposizioni in materia di trasporto e sui rifiuti pericolosi.
4. I requisiti per la fabbricazione di imballaggi stabiliti dal presente titolo non si applicano agli imballaggi utilizzati per un determinato prodotto prima del 30 giugno 1996.
5. Per un periodo non superiore a cinque anni dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente titolo è consentita l'immissione sul mercato di imballaggi fabbricati prima di tale data e conformi alle norme vigenti.

Articolo 35

 

Definizioni.

1. Ai fini dell'applicazione del presente Titolo si intende per:
a) imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonchè gli articoli a perdere usati allo stesso scopo;
b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un'unità di vendita per l'utente finale o per il consumatore;
c) imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche;
d) imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei;
e) rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella definizione di rifiuto di cui all'art. 6, comma 1, lettera a ), esclusi i residui della produzione;
f) gestione dei rifiuti di imballaggio: le attività di gestione di cui all'art. 6, comma 1, lettera d );
g) prevenzione: riduzione, in particolare attraverso lo sviluppo di prodotti e di tecnologie non inquinanti, della quantità e della nocività per l'ambiente sia delle materie e delle sostanze utilizzate negli imballaggi e nei rifiuti di imballaggio, sia degli imballaggi e rifiuti di imballaggio nella fase del processo di produzione, nonchè in quella della commercializzazione, della distribuzione, dell'utilizzazione e della gestione post-consumo;
h) riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l'imballaggio concepito e progettato per poter compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è riempito di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale è stato concepito, con o senza il supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che consentano il riempimento imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato;
i) riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro funzione originaria o per altri fini, compreso il riciclaggio organico e ad esclusione del recupero di energia;
l) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: tutte le pertinenti operazioni previste dall'allegato C al presente decreto;
m ) recupero di energia: l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per produrre energia mediante incenerimento diretto con o senza altri rifiuti ma con recupero di calore;
n) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico (biometanazione), ad opera di microrganismi ed in condizioni controllate, delle parti biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici stabilizzanti o di metano, ad esclusione dell'interramento in discarica, che non può essere considerato una forma di riciclaggio organico;
o) smaltimento: tutte le pertinenti operazioni di cui all'allegato B al presente decreto;
p) operatori economici: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti ed i trasformatori di imballaggi, gli addetti al riempimento e gli utenti, gli importatori, i commercianti ed i distributori, le pubbliche amministrazioni e gli organismi di diritto pubblico;
q) produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
r) utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni;
s) pubbliche amministrazioni e organismi di diritto pubblico: i soggetti e gli enti che gestiscono il servizio di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti solidi urbani nelle forme di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142, o loro concessionari;
t) consumatore: l'utente finale che acquista o importa per proprio uso imballaggi, articoli o merci imballate;
u) accordo volontario: accordo ufficiale concluso tra le autorità pubbliche competenti e i settori economici interessati, aperto a tutti gli interlocutori che desiderano, che disciplina i mezzi, gli strumenti e le azioni per raggiungere gli obiettivi di cui all'art. 37.

Articolo 36

 

Criteri informatori dell'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio.

1. L'attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio si informa ai seguenti princìpi generali:
a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantità e della pericolosità degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, soprattutto attraverso iniziative, anche di natura economica in conformità ai princìpi del diritto comunitario, volte a promuovere lo viluppo di tecnologie pulite ed a ridurre a monte la produzione e l'utilizzazione degli imballaggi, nonchè a favorire la produzione di imballaggi riutilizzabili ed il riutilizzo degli imballaggi;
b) incentivazione del riciclaggio e del recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio e promozione di opportunità di mercato per incoraggiare l'utilizzazione dei materiali ottenuti da imballaggi riciclati e recuperati;
c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggi destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggi.
2. Al fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici conformemente al principio "chi inquina paga" nonchè la cooperazione degli stessi secondo il principio della "responsabilità condivisa", l'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio si ispira, inoltre, ai seguenti princìpi:
a) individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo che il costo della raccolta, della valorizzazione e dell'eliminazione dei rifiuti di imballaggio sia sostenuto dai produttori e dagli utilizzatori in proporzione delle quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale e che la pubblica amministrazione organizzi la raccolta differenziata;
b) promozione di forme di cooperazione tra i soggetti istituzionali ed economici;
c) informazione degli utenti degli imballaggi, ed in particolare dei consumatori;
d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei rifiuti di imballaggi in raccolta differenziata da parte del consumatore.
3. Le informazioni di cui alla lettera c ) del comma 2 riguardano in particolare:
a) i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
b) il ruolo dei sistemi di cui alla lettera a ) nel processo di riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
c) il significato dei marchi apposti sugli imballaggi quali si presentano sul mercato;
d) i pertinenti elementi dei piani di gestione per gli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio.
4. In conformità alle determinazioni assunte dalla Commissione dell'Unione Europea, con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sono adottate le misure tecniche che dovessero risultare necessarie nell'applicazione delle disposizioni del presente Titolo, con particolare riferimento agli imballaggi primari di apparecchiature mediche e prodotti farmaceutici, ai piccoli imballaggi ed agli imballaggi di lusso. Qualora siano interessati aspetti sanitari il predetto decreto è adottato di concerto con il Ministro della sanità.
5. Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalla Commissione dell'Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi, nonchè per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi. Fino alla definizione del sistema di identificazione europeo si applica, agli imballaggi per i liquidi, la normativa vigente in materia di etichettatura.

Articolo 37

 

Obiettivi di recupero e di riciclaggio.

1. Per conformarsi ai princìpi di cui all'art. 36, i produttori e gli utilizzatori devono conseguire gli obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggi fissati nell'allegato E ed i relativi obiettivi intermedi.
2. Per garantire il controllo del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e di recupero, a partire dal 1° gennaio 1998, i produttori e gli utilizzatori di imballaggi ed i soggetti impegnati nelle attività di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio comunicano annualmente, secondo le modalità previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, i dati di rispettiva competenza, riferiti all'anno solare precedente, relativi al quantitativo degli imballaggi per ciascun materiale e per tipo di imballaggio immesso sul mercato, nonchè, per ciascun materiale, la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale; tali dati sono trasmessi all'ANPA ai sensi dell'art. 2, comma 2, della legge 25 gennaio 1994, n. 70. Le predette comunicazioni possono essere presentate dai consorzi di cui all'art. 40 per i soggetti che hanno aderito agli stessi, e dalle associazioni di categoria per gli utilizzatori.
3. Qualora gli obiettivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio non siano raggiunti entro trenta giorni dalle scadenze previste, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, alle diverse tipologie di materiali di imballaggi sono applicate misure di natura economica, ivi comprese misure di carattere pecuniario, proporzionate al mancato raggiungimento di singoli obiettivi, il cui introito è versato alle entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnato con decreto del Ministro del tesoro ad apposito capitolo del Ministero dell'ambiente. Dette somme saranno utilizzate per promuovere la prevenzione, la raccolta differenziata, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio nell'ambito del Programma Triennale dell'Ambiente.
4. Gli obiettivi di cui al comma 1 sono riferiti ai rifiuti di imballaggi generati sul territorio nazionale, nonchè a tutti i sistemi di riciclaggio e di recupero al netto degli scarti, e sono adottati ed aggiornati con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
5. Il Ministro dell'ambiente e il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato notificano alla Commissione dell'Unione Europea, ai sensi e secondo le modalità di cui agli articoli 12, 16 e 17 della direttiva 94/62/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, la relazione sull'attuazione delle disposizioni del presente titolo accompagnata dai dati acquisiti ai sensi del comma 2 e i progetti delle misure che si intendono adottare nell'ambito del titolo medesimo.

Articolo 38

 

Obblighi dei produttori e degli utilizzatori.

1. I produttori e gli utilizzatori sono responsabili della corretta gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti.
2. Nell'ambito degli obiettivi di cui agli articoli 24 e 37, i produttori e gli utilizzatori adempiono all'obbligo della raccolta dei rifiuti di imballaggi primari e degli altri rifiuti di imballaggi comunque conferiti al servizio pubblico tramite il gestore del servizio medesimo. A tal fine i produttori e gli utilizzatori costituiscono il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41.
3. Per adempiere agli obblighi di riciclaggio e di recupero nonchè agli obblighi della ripresa degli imballaggi usati e della raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari su superfici private, nonchè all'obbligo del ritiro, su indicazione del Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41, dei rifiuti di imballaggio conferiti dal servizio pubblico, i produttori, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente titolo, possono:
a) organizzare autonomamente la raccolta, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio;
b) aderire ad uno dei consorzi di cui all'art. 40;
c) mettere in atto un sistema cauzionale.
4. Ai fini di cui al comma 3 gli utilizzatori sono tenuti a ritirare gratuitamente gli imballaggi usati secondari e terziari ed i rifiuti di imballaggio secondari e terziari nonchè a consegnarli in un luogo di raccolta organizzato dal produttore e con lo stesso concordato.
5. I produttori che non aderiscono al Consorzio di cui all'art. 40 devono dimostrare all'Osservatorio di cui all'art. 26, entro novanta giorni dal termine di cui al comma 3, di:
a ) adottare dei provvedimenti per il ritiro degli imballaggi usati da loro immessi sul mercato;
b ) avere organizzato la prevenzione della produzione dei rifiuti di imballaggio, la riutilizzazione degli imballaggi e la raccolta, il trasporto, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio;
c ) garantire che gli utenti finali degli imballaggi siano informati sul ritiro e sulle sue relative possibilità.
6. I produttori che non aderiscono ai Consorzi di cui all'art. 40 devono inoltre elaborare e trasmettere al Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41 un proprio Programma specifico di prevenzione che costituisce la base per l'elaborazione del programma generale di cui all'art. 42.
7. Entro il 31 marzo di ogni anno, a partire da quello successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i produttori che non aderiscono ai Consorzi di cui all'art. 40, sono tenuti a presentare all'Osservatorio sui rifiuti di cui all'art. 26 una relazione sulla gestione, comprensiva del programma specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, nella quale possono essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di adeguamento della normativa.
8. I produttori che non dimostrano di adottare adeguati provvedimenti sono obbligati a partecipare ai consorzi di cui all'art. 40, fatti salvi l'obbligo di corrispondere i contributi pregressi e l'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 54.
9. Sono a carico dei produttori e degli utilizzatori i costi per:
a ) il ritiro degli imballaggi usati e la raccolta dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari;
b ) la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico;
c ) il riutilizzo degli imballaggi usati;
d ) il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggio;
e ) lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari.
10. La restituzione di imballaggi usati o di rifiuti di imballaggio, ivi compreso il conferimento di rifiuti in raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici per il consumatore.

Articolo 39

 

Raccolta differenziata e obblighi della Pubblica Amministrazione.

1. La Pubblica Amministrazione deve organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata in modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di imballaggi. In particolare:
a) deve essere garantita la copertura omogenea del territorio in ciascun ambito ottimale, tenuto conto del contesto geografico;
b) la gestione della raccolta differenziata deve essere effettuata secondo criteri che privilegiano l'efficacia, l'efficienza e l'economicità del servizio, nonchè il coordinamento con la gestione di altri rifiuti.
2. Nel caso in cui la Pubblica Amministrazione non attivi la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i produttori e gli utilizzatori possono organizzare tramite il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41 le attività di raccolta differenziata direttamente sulle superfici pubbliche o la possono integrare se insufficiente.

Articolo 40

 

Consorzi.

1. Al fine di razionalizzare ed organizzare la ripresa degli imballaggi usati, la raccolta dei rifiuti di imballaggi secondari e terziari su superfici private, ed il ritiro, su indicazione del Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41, dei rifiuti di imballaggi conferiti al servizio pubblico, nonchè il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità, i produttori che non provvedono ai sensi dell'art. 38, comma 3, lettere a ) e c ), costituiscono un Consorzio per ciascuna tipologia di materiale di imballaggi.
2. I Consorzi di cui al comma 1 hanno personalità giuridica di diritto privato e sono retti da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
3. I mezzi finanziari per il funzionamento dei predetti Consorzi sono costituiti dai proventi delle attività e dai contributi dei soggetti partecipanti.
4. Ciascun Consorzio mette a punto e trasmette all'Osservatorio di cui all'art. 26 un proprio Programma specifico di prevenzione che costituisce la base per l'elaborazione del programma generale di cui all'art. 42.
5. Entro il 31 marzo di ogni anno, a partire da quello successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i Consorzi trasmettono al Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41 l'elenco degli associati ed una relazione sulla gestione, comprensiva del programma specifico e dei risultati conseguiti nel recupero e nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, nella quale possono essere evidenziati i problemi inerenti il raggiungimento degli scopi istituzionali e le eventuali proposte di adeguamento della normativa.

Articolo 41

 

Consorzio Nazionale Imballaggi.

1. Per il raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio e per garantire il necessario raccordo con l'attività di raccolta differenziata effettuata dalle Pubbliche Amministrazioni, i produttori e gli utilizzatori costituiscono in forma paritaria, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente titolo, il Consorzio Nazionale Imballaggi, in seguito denominato CONAI.
2. Il CONAI svolge le seguenti funzioni:
a) definisce, in accordo con le regioni e con le pubbliche amministrazioni interessate, gli ambiti territoriali in cui rendere operante un sistema integrato che comprenda la raccolta, la selezione e il trasporto dei materiali selezionati a centri di raccolta o di smistamento;
b) definisce, con le pubbliche amministrazioni appartenenti ai singoli sistemi integrati di cui alla lettera a ), le condizioni generali di ritiro da parte dei produttori dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta differenziata;
c) elabora ed aggiorna, sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 38, comma 6, e 40, comma 5, il Programma generale per la prevenzione e la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio;
d) promuove accordi di programma con le regioni e gli enti locali per favorire il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio, e ne garantisce l'attuazione;
e) assicura la necessaria cooperazione tra i consorzi di cui all'art. 40;
f) garantisce il necessario raccordo tra l'amministrazione pubblica, i Consorzi e gli altri operatori economici;
g) organizza, in accordo con le pubbliche amministrazioni, le campagne di informazione ritenute utili ai fini dell'attuazione del Programma generale;
h) ripartisce tra i produttori e gli utilizzatori i costi della raccolta differenziata, del riciclaggio e del recupero dei rifiuti di imballaggi primari, o comunque conferiti al servizio di raccolta differenziata, in proporzione alla quantità totale, al peso ed alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale, al netto delle quantità di imballaggi usati riutilizzati nell'anno precedente per ciascuna tipologia di materiale.
3. Il CONAI può stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l'ANCI al fine di garantire l'attuazione del principio di corresponsabilità gestionale tra produttori, utilizzatori e pubblica amministrazione. In particolare, tale accordo stabilisce:
a) l'entità dei costi della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio da versare ai comuni, determinati sulla base delle tariffa di cui all'art. 49 secondo criteri di efficienza, di efficacia ed economicità di gestione del servizio medesimo;
b) gli obblighi e le sanzioni posti a carico delle parti contraenti;
c) le modalità di raccolta dei rifiuti da imballaggio in relazione alle esigenze delle attività di riciclaggio e di recupero.
4. L'accordo di programma di cui al comma 3 è trasmesso all'Osservatorio nazionale sui rifiuti di cui all'art. 26, che può richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i successivi sessanta giorni.
5. Ai fini della ripartizione dei costi di cui al comma 2, lettera h ), sono esclusi dal calcolo gli imballaggi riutilizzabili immessi sul mercato previa cauzione.
6. Il CONAI è retto da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, non ha fini di lucro e provvede ai mezzi finanziari necessari per la sua attività con i proventi delle attività e con i contributi dei consorziati.
7. Il CONAI delibera con la maggioranza dei due terzi dei componenti.
8. Al Consiglio di amministrazione del CONAI partecipa con diritto di voto un rappresentante dei consumatori indicato dal Ministro dell'ambiente e dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
9. I consorzi obbligatori esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, previsti dall'art. 9- quater , del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, cessano di funzionare all'atto della costituzione del consorzio di cui al comma 1 e comunque entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il CONAI di cui al comma 1 subentra nei diritti e negli obblighi dei consorzi obbligatori di cui all'art. 9- quater , del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, ed in particolare nella titolarità del patrimonio esistente alla data del 31 dicembre 1996, fatte salve le spese di gestione ordinaria sostenute dai Consorzi fino al loro scioglimento. Tali patrimoni dei diversi Consorzi obbligatori saranno destinati ai costi della raccolta differenziata della relativa tipologia di materiale.
10. In caso di mancata costituzione del CONAI entro i termini di cui al comma 1, e fino alla costituzione dello stesso, il Ministro dell'ambiente e il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato nominano d'intesa un commissario ad acta per lo svolgimento delle funzioni di cui al presente articolo.

Articolo 42

 

Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.

1. Sulla base dei programmi specifici di prevenzione di cui agli articoli 38, comma 5, e 40, comma 5, il CONAI elabora un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio che individua, con riferimento alle singole tipologie di materiale di imballaggio, le misure relative ai seguenti obiettivi:
a) prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio;
b) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggi riciclabili rispetto alla quantità di imballaggi non riciclabili;
c) accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggi riutilizzabili rispetto alla quantità di imballaggi non riutilizzabili;
d) miglioramento delle caratteristiche dell'imballaggio allo scopo di permettere ad esso di sopportare più tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili;
e) realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio.
2. Il Programma generale di prevenzione determina, inoltre:
a) la percentuale in peso di ciascuna tipologia di rifiuti di imballaggio da recuperare ogni cinque anni, e nell'ambito di questo obiettivo globale, sulla base della stessa scadenza, la percentuale in peso da riciclare delle singole tipologie di materiali di imballaggio, con un minimo percentuale in peso per ciascun materiale;
b) gli obiettivi intermedi di recupero e riciclaggio rispetto agli obiettivi di cui alla lettera a );
c) le necessarie integrazioni con il Piano nazionale per la gestione dei rifiuti.
3. Il Programma generale è trasmesso per il parere all'Osservatorio sui rifiuti di cui all'art. 26 ed è approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e l'ANCI. Con la medesima procedura si provvede alle eventuali modificazioni ed integrazioni del programma.
4. Nel caso in cui il Programma generale non sia predisposto entro il termine di centoventi giorni dalla costituzione del Consorzio Nazionale Imballaggi di cui all'art. 41, e, successivamente, dall'inizio del quinquennio di riferimento, lo stesso è elaborato in via sostitutiva dall'Osservatorio di cui all'art. 26. In tal caso gli obiettivi di recupero e riciclaggio sono quelli massimi previsti ai sensi della direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 e successive modifiche ed integrazioni.
5. I piani regionali di cui all'art. 22 sono integrati con un apposito capitolo relativo alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio in attuazione delle disposizioni del programma di cui ai commi 1 e 2.

Articolo 43

 

Divieti.

1. évietato lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, ad eccezione degli scarti derivanti dalle operazioni di selezione, riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio.
2. A decorrere dal 1° gennaio 1998 è vietato immettere nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani imballaggi terziari di qualsiasi natura. Dalla stessa data eventuali imballaggi secondari non restituiti all'utilizzatore dal commerciante al dettaglio possono essere conferiti al servizio pubblico solo in raccolta differenziata, ove la stessa sia stata attivata.
3. A decorrere dal 1° gennaio 1998 possono essere commercializzati solo imballaggi rispondenti agli standard europei fissati dal Comitato Europeo Normalizzazione in conformità ai requisiti essenziali stabiliti dall'art. 9 della direttiva 94/62 CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994, e dall'allegato F al presente decreto. Fino al 1° gennaio 1998 gli imballaggi immessi sul mercato nazionale devono comunque essere conformi alle pertinenti norme armonizzate i cui numeri di riferimento sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee , ovvero, in mancanza delle pertinenti norme armonizzate, alle norme nazionali considerate conformi ai predetti requisiti.
4. évietato immettere sul mercato imballaggi o componenti di imballaggio, ad eccezione degli imballaggi interamente costituti di cristallo, con livelli totali di concentrazione di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente superiore a:
a) 600 parti per milione (ppm) in peso a partire dal 30 giugno 1998;
b) 250 ppm in peso a partire dal 30 giugno 1999;
c) 100 ppm in peso a partire dal 30 giugno 2001.
5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato sono determinate, in conformità alle decisioni dell'Unione Europea:
a) le condizioni alle quali i livelli di concentrazione di cui al comma 4 non si applicano ai materiali riciclati e ai circuiti di produzione localizzati in una catena chiusa e controllata;
b) le tipologie di imballaggio esonerate dal requisito di cui al comma 4, lettera c ).

Articolo 44

 

Beni durevoli.

1. I beni durevoli per uso domestico che hanno esaurito la loro durata operativa devono essere consegnati ad un rivenditore contestualmente all'acquisto di un bene durevole di tipologia equivalente ovvero devono essere conferiti alle imprese pubbliche o private che gesticono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani o agli appositi centri di raccolta individuati ai sensi del comma 2, a cura del detentore.
2. Il Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, promuove accordi di programma tra le imprese che producono i beni di cui al comma 1, quelle che li immettono al consumo, anche in qualità di importatori, ed i soggetti, pubblici e privati, che ne gestiscono la raccolta, il recupero, il riciclaggio e lo smaltimento. Gli accordi prevedono:
a) la messa a punto dei prodotti per le finalità di cui agli articoli 3 e 4;
b) l'individuazione di centri di raccolta, diffusi su tutto il territorio nazionale;
c) il recupero ed il riciclo dei materiali costituenti i beni;
d) lo smaltimento di quanto non recuperabile da parte dei soggetti che gestiscono il servizio pubblico.
3. Al fine di favorire la restituzione dei beni di cui al comma 1 ai rivenditori, i produttori, gli importatori ed i distributori, e le loro associazioni di categoria, possono altresì stipulare accordi e contratti di programma ai sensi dell'art. 25, comma 2.
4. Decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nel caso si manifestino particolari necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente relativamente allo smaltimento dei rifiuti costituiti dai beni oggetto del presente articolo al termine della loro vita operativa, può essere introdotto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, un sistema di cauzionamento obbligatorio. La cauzione, in misura pari al 10% del prezzo effettivo di vendita del prodotto e con il limite massimo di lire duecentomila, è svincolata all'atto della restituzione, debitamente documentata, di un bene oggetto del presente articolo ai centri di raccolta, ai servizi pubblici di nettezza urbana o ad un rivenditore contestualmente all'acquisto di un bene durevole di tipologia equivalente. Non sono tenuti a versare la cauzione gli acquirenti che, contestualmente all'acquisto, provvedano alla restituzione al venditore di un bene durevole di tipologia equivalente o documentino l'avvenuta restituzione dello stesso alle imprese o ai centri di raccolta di cui al comma 1.
5. In fase di prima applicazione i beni durevoli di cui al comma 1, sottoposti alle disposizioni del presente articolo sono:
a) frigoriferi, surgelatori e congelatori;
b) televisori;
c) computer;
d) lavatrici e lavastoviglie;
e) condizionatori d'aria.

Articolo 45

 

Rifiuti sanitari.

1. Il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi deve essere effettuato in condizioni tali da non causare alterazioni che comportino rischi per la salute e può avere una durata massima di cinque giorni. Per quantativi non superiori a duecento litri detto deposito temporaneo può raggiungere i trenta giorni, alle predette condizioni.
2. Al direttore o responsabile sanitario della struttura pubblica o privata compete la sorveglianza ed il rispetto della disposizione di cui al comma 1, fino al conferimento dei rifiuti all'operatore autorizzato al trasporto verso l'impianto di smaltimento.
3. I rifiuti di cui al comma 1 devono essere smaltiti mediante termodistruzione presso impianti autorizzati ai sensi del presente decreto. Qualora il numero degli impianti per lo smaltimento mediante termodistruzione non risulti adeguato al fabbisogno, il Presidente della Regione, d'intesa con il Ministro della sanità ed il Ministro dell'ambiente, può autorizzare lo smaltimento dei rifiuti di cui al comma 1 anche in discarica controllata previa sterilizzazione.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della sanità, sentita la Conferenza tra lo Stato le regioni e le province autonome, sono:
a) definite le norme tecniche di raccolta, disinfezione, sterilizzazione, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti sanitari pericolosi;
b) indiviudati i rifiuti di cui all'art. 7, comma 2, lettera f );
c) individuate le frazioni di rifiuti sanitari assimilati agli urbani nonchè le eventuali ulteriori categorie di rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di smaltimento.
5. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi effettuata al di fuori della struttura sanitaria che li ha prodotti è sottoposta alle procedure autorizzative di cui agli articoli 27 e 28. In tal caso al responsabile dell'impianto compete la certificazione di avvenuta sterilizzazione.

Articolo 46

 

Veicoli a motore.

1. Il proprietario di un veicolo a motore che intenda procedere alla demolizione dello stesso deve consegnarlo ad un centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione, autorizzato ai sensi degli articoli 27 e 28. Tali centri di raccolta possono ricevere anche rifiuti costituiti da parti di veicoli a motore.
2. Il proprietario di un veicolo a motore destinato alla demolizione può altresì consegnarlo ai concessionari o alle succursali delle case costruttrici per la consegna successiva ai centri di cui al comma 1 qualora intenda cedere il predetto veicolo per acquistarne un altro.
3. I veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione ai sensi degli articoli 927-929 e 923 del codice civile, sono conferiti ai centri di raccolta di cui al comma 1 nei casi e con le procedure determinate con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del tesoro.
4. I centri di raccolta ovvero i concessionari o le succursali rilasciano al proprietario del veicolo consegnato per la demolizione un certificato dal quale deve risultare la data della consegna, gli estremi dell'autorizzazione del centro, le generalità del proprietario e gli estremi di identificazione del veicolo, nonchè l'assunzione da parte del gestore del centro stesso ovvero del concessionario o del titolare della succursale dell'impegno a provvedere direttamente alle pratiche di cancellazione dal Pubblico registro Automobilistico (PRA).
5. La cancellazione dal Pubblico registro Automobilistico (PRA) avviene a cura del titolare del centro di raccolta o del concessionario o del titolare della succursale senza oneri di agenzia a carico del proprietario del veicolo.
6. Il possesso del certificato di cui al comma 4 libera il proprietario del veicolo dalla responsabilità civile, penale e amministrativa connessa con la proprietà dello stesso.
7. éconsentito il commercio delle parti di ricambio recuperate dalla demolizione dei veicoli a motore ad esclusione di quelle che abbiano attinenza con la sicurezza dei veicoli.
8. Le parti di ricambio attinenti alla sicurezza dei veicoli sono cedute solo agli iscritti alle imprese esercenti attività di autoriparazione, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122, e sono utilizzate se sottoposte alle operazioni di revisione singola previste dall'art. 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
9. L'utilizzazione delle parti di ricambio di cui ai commi 7 e 8 da parte delle imprese esercenti attività di autoriparazione deve risultare dalle fatture rilasciate al cliente.
10. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dei trasporti e della navigazione emana le norme tecniche relative alle caratteristiche degli impianti di demolizione, alle operazioni di messa in sicurezza e all'individuazione delle parti di ricambio attinenti la sicurezza di cui al comma 8.

Articolo 47

 

Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti.

1. éistituito il Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, al quale è attribuita la personalità giuridica di diritto privato.
2. Il Consorzio non ha scopo di lucro ed è regolato da uno statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. Il Consorzio:
a) assicura la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento ed il riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti;
b) assicura, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di inquinamento, lo smaltimento di oli e grassi vegetali e animali esausti raccolti dei quali non sia possibile o conveniente la rigenerazione;
c) promuove lo svolgimento di indagini di mercato e di studi di settore al fine di migliorare, economicamente e tecnicamente, il ciclo di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e riutilizzo degli oli e grassi vegetali e animali esausti.
4. Le deliberazioni degli organi del Consorzio, adottate in relazione agli scopi del presente decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per tutte le imprese partecipanti.
5. Partecipano al Consorzio:
a) le imprese che producono o importano oli e grassi vegetali e animali per uso alimentare;
b) le imprese che riciclano e recuperano oli e grassi vegetali e animali esausti;
c) le associazioni nazionali di categoria delle imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di oli e grassi vegetali e animali esausti.
6. Le quote di partecipazione al Consorzio sono determinate in base al rapporto tra la capacità produttiva di ciascun consorziato e la capacità produttiva complessivamente sviluppata da tutti i consorziati appartenenti alla medesima categoria.
7. La determinazione e l'assegnazione delle quote compete al consiglio di amministrazione del Consorzio che vi provvede annualmente secondo quanto stabilito dallo statuto.
8. Nel caso di incapacità o di impossibilità di adempiere, per mezzo delle stesse imprese e aziende consorziate, agli obblighi di raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e riutilizzo degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti stabiliti dal presente decreto, il Consorzio può nei limiti e nei modi determinati dallo Statuto, stipulare con le imprese pubbliche e private contratti per l'assolvimento degli obblighi medesimi.
9. Le risorse finanziarie del Consorzio sono costituite:
a) dai proventi delle attività svolte dal Consorzio;
b) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile;
c) dalle quote consortili;
d) da contributi di riciclaggio a carico dei produttori e degli importatori di oli e grassi vegetali e animali per uso alimentare destinati al mercato interno, determinati annualmente, per garantire l'equilibrio di gestione del Consorzio, con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
10. Il Consorzio deve trasmettere annualmente al Ministro dell'ambiente e al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato il bilancio preventivo e consuntivo entro sessanta giorni dalla loro approvazione, unitariamente ad una relazione tecnica sull'attività complessiva sviluppata dallo stesso Consorzio e dai singoli consorziati.
11. A decorrere dalla data di scadenza del termine di novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello Statuto di cui al comma 2, chiunque, in ragione della propria attività, detiene oli e grassi vegetali e animali esausti è obbligato a conferirli al Consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati del Consorzio.
12. Chiunque, in ragione della propria attività ed in attesa del conferimento al Consorzio, detenga oli e grassi animali e vegetali esausti, è obbligato a stoccare gli stessi in apposito contenitore conforme alle disposizioni vigenti in materia di smaltimento.

Articolo 48

 

Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene.

1. Al fine di ridurre il flusso dei rifiuti di polietilene destinati allo smaltimento è istituito il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi di cui all'art. 35, comma 1, lettere a ), b ), c ) e d ).
2. Al Consorzio partecipano:
a) i produttori e gli importatori di beni in polietilene;
b) i trasformatori di beni in polietilene;
c) le associazioni nazionali di categoria rappresentative delle imprese che effettuano la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti di beni in polietilene;
d) le imprese che riciclano e recuperano rifiuti di beni in polietilene.
3. Il Consorzio si propone come obiettivo primario di favorire il ritiro dei beni a base di polietilene al termine del ciclo di utilità per avviarli ad attività di riciclaggio e di recupero. A tal fine il Consorzio:
a) promuove la gestione del flusso dei beni a base di polietilene;
b) assicura la raccolta, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di beni in polietilene;
c) promuove la valorizzazione delle frazioni di polietilene non riutilizzabili;
d) promuove l'informazione degli utenti, intesa a ridurre il consumo dei materiali ed a favorire forme corrette di raccolta e di smaltimento;
e) assicura l'eliminazione dei rifiuti di beni in polietilene nel caso in cui non sia possibile o economicamente conveniente il riciclaggio, nel rispetto delle disposizioni contro l'inquinamento.
4. Nella distribuzione dei prodotti dei consorziati il Consorzio può ricorrere a forme di deposito cauzionale.
5. I mezzi finanziari per il funzionamento del Consorzio sono costituiti:
a) dai proventi delle attività svolte dal consorzio;
b) dai contributi dei soggetti partecipanti;
c) dalla gestione patrimoniale del fondo consortile.
6. Le deliberazioni degli organi del consorzio, adottate in relazione agli scopi del presente decreto ed a norma dello statuto, sono vincolanti per tutti i soggetti partecipanti.
7. Il Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato determina ogni due anni con proprio decreto gli obiettivi minimi di riciclaggio, e in caso di mancato raggiungimento dei predetti obiettivi può stabilire un contributo percentuale di riciclaggio da applicarsi sull'importo netto delle fatture emesse dalle imprese produttrici ed importatrici di materia prima per forniture destinate alle produzioni di beni di polietilene per il mercato interno.
8. Il Consorzio ha personalità giuridica di diritto privato, non ha scopo di lucro ed è retto da uno Statuto approvato con decreto del Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
9. A decorrere della data di scadenza del termine di novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di approvazione dello Statuto di cui al comma 8, chiunque, in ragione della propria attività, detiene rifiuti di beni in polietilene è obbligato a conferirli al consorzio direttamente o mediante consegna a soggetti incaricati dal consorzio.

Articolo 49

 

Istituzione della tariffa.

1. La tassa per lo smaltimento dei rifuti di cui alla sezione II del Capo XVIII del titolo III del testo unico della finanza locale, approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, come sostituito dall'art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, ed al capo III del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, è soppressa a decorrere dal 1° gennaio 1999.
2. I costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, sono coperti dai comuni mediante l'istituzione di una tariffa.
3. La tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte ad uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale.
4. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito, e all'entità dei costi di gesione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
5. Il Ministro dell'ambiente di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano elabora un metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento.
6. La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali.
7. La tariffa di riferimento costituisce la base per la determinazione della tariffa nonchè per orientare e graduare nel tempo gli adeguamenti tariffari derivanti dall'applicazione del presente decreto.
8. La tariffa è determinata dagli enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio.
9. La tariffa è applicata dai soggetti gestori nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare.
10. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per le utenze domestiche e per la raccolta differenziata delle frazioni umide e delle altre frazioni, ad eccezione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio che resta a carico dei produttori e degli utilizzatori. éaltresì assicurata la gradualità degli adeguamenti derivanti dalla applicazione del presente decreto.
11. Per le successive determinazioni della tariffa si tiene conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.
12. L'eventuale modulazione della tariffa tiene conto degli investimenti effettuati dai comuni che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio.
13. La tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio.
14. Sulla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi.
15. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata con l'obbligo del non riscosso per riscosso, tramite ruolo secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43.
16. In via sperimentale i comuni possono attivare il sistema tariffario anche prima del termine di cui al comma 1.
17. éfatta salva l'applicazione del tributo ambientale di cui all'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

Articolo 50

 

Abbandono di rifiuti.

1. Chiunque, in violazione dei divieti di cui agli articoli 14, commi 1 e 2, 43, comma 2 e 44, comma 1 abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire duecentomila a lire unmilioneduecentomila.
2. Chiunque non ottempera all'ordinanza del Sindaco, di cui all'art. 14, comma 3, o non adempie all'obbligo di cui agli articoli 9, comma 3, e 17, comma 2, è punito con la pena dell'arresto fino ad un anno. Con la sentenza di condanna per tali contravvenzioni, o con la decisione emessa ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, il beneficio della sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione di quanto stabilito nella ordinanza o nell'obbligo non eseguiti.

Articolo 51

 

Attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti prodotti da terzi in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33 è punito:
a) con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di rifiuti pericolosi.
2. Le pene di cui al comma 1 si applicano ai titolari di imprese ed ai responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i propri rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di cui all'art. 14, commi 1 e 2, ovvero effettuano attività di gestione dei propri rifiuti senza le prescritte autorizzazioni, iscrizioni o comunicazioni di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33.
3. Chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell'arresto da sei mesi a due anni e con l'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni. Si applica la pena dell'arresto da uno a tre anni e dell'ammenda da lire dieci milioni a lire cento milioni se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o alla decisione emessa ai sensi dell'art. 444 del Codice di Procedura Penale consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell'autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.
4. Le pene di cui ai commi 1, 2 e 3 sono ridotte della metà nelle ipotesi di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni nonchè nelle ipotesi di inosservanza dei requisiti e delle condizioni richiesti dalle iscrizioni o comunicazioni.
5. Chiunque, in violazione del divieto di cui all'art. 9, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti ovvero non procede alla separazione dei rifiuti miscelati è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b ).
6. Chiunque effettua il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle prescrizioni di cui all'art. 45, è punito con la pena dell'arresto da tre mesi ad un anno o con la pena dell'ammenda da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni. Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni per i quantitativi non superiori a duecento litri.

Articolo 52

 

Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari.

1. Chiunque non effettua la comunicazione di cui all'art. 11, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni.
2. Chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e scarico di cui all'art. 12, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni. Se il registro è relativo a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire trenta milioni a lire centottanta milioni, nonchè la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese ad un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell'infrazione e dall'amministratore.
3. Chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario di cui all'art. 15 ovvero indica nel formulario stesso dati incompleti o inesatti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire tre milioni a lire diciotto milioni. Si applica la pena di cui all'art. 483 del codice penale nel caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto.
4. Se le indicazioni di cui ai commi 2 e 3 sono formalmente incomplete o inesatte ma contengano tutti gli elementi indispensabili per ricostruire le informazioni dovute per legge si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinquecentomila a lire tremilioni. La stessa pena si applica nei casi di mancata conservazione o di mancato invio alle autorità competenti dei registri di cui all'art. 12, commi 3 e 4, o del formulario di cui all'art. 15.

Articolo 53

 

Traffico illecito di rifiuti.

1. Chiunque effettua spedizioni dei rifiuti elencati negli allegati II, III e IV del Regolamento CEE 259/93 del Consiglio del 1° febbraio 1993 in modi tale da integrare il traffico illecito, così come definito dall'art. 26 del medesimo Regolamento, è punito con la pena dell'ammenda da lire tre milioni a lire cinquanta milioni e con l'arresto fino a due anni. La pena è aumentata in caso di spedizioni di rifiuti pericolosi.
2. Alla sentenza di condanna, o a quella emessa ai sensi dell'art. 444 del Codice di Procedura Penale, per le contravvenzioni relative al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 51 e 52, comma 3, consegue obbligatoriamente la confisca del mezzo di trasporto.

Articolo 54

 

Imballaggi.

1. I produttori di imballaggi che non provvedono ad organizzare un proprio sistema per l'adempimento degli obblighi di cui all'art. 38, comma 3, e non aderiscono ai consorzi di cui all'art. 40 nè adottano un proprio sistema cauzionale sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire quindici milioni a lire novanta milioni. La stessa pena si applica agli utilizzatori che non adempiono all'obbligo di cui all'art. 38, comma 4.
2. La violazione dei divieti di cui all'art. 43, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a lire sessanta milioni.
3. La violazione del divieto di cui all'art. 43, comma 3, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire cinque milioni a lire trenta milioni.

Articolo 55

 

Competenza e giurisdizione.

1. All'irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dalla presente normativa provvede la provincia nel cui territorio è stata commessa la violazione, ad eccezione delle sanzioni previste dall'art. 50, comma 1, per le quali è competente il comune.
2. Avverso le ordinanze-ingiunzione relative alle sanzioni amministrative di cui al comma 1 è esperibile il giudizio di opposizione di cui all'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
3. Per i procedimenti penali pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto l'autorità giudiziaria, se non deve pronunziare decreto di archiviazione o sentenza di proscioglimento, dispone la trasmissione degli atti agli enti indicati al comma 1 ai fini dell'applicazione delle sanzioni amministrative.

Articolo 56

 

Abrogazione di norme.

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati:
a) la legge 20 marzo 1941, n. 366;
b) il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915;
c) il decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, ad eccezione degli articoli 7, 9 e 9- quinquies;
d) il decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, ad eccezione degli articoli 1, 1- bis , 1- ter , 1- quater , 1- quinquies e 14, comma 1;
e) il decreto-legge 14 dicembre 1988, n. 527, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 febbraio 1988, n. 45;
f) l'art. 29- bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 e successive modificazioni.
2. Il Governo, ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, adotta, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro 30 giorni dalla trasmissione del relativo schema alle Camere, apposito regolamento con il quale sono individuati gli atti normativi incompatibili con il presente decreto, che sono abrogati con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento medesimo.

Articolo 57

 

Disposizioni transitorie.

1. Le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore sino all'adozione delle specifiche norme adottate in attuazione del presente decreto. A tal fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si deve intendere riferito ai rifiuti pericolosi.
2. Sono fatte salve le attribuzioni di funzioni delegate o trasferite già conferite dalle regioni alle province in attuazione della legge 8 giugno 1990, n. 142.
3. Le autorizzazioni rilasciate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, restano valide fino alla loro scadenza e comunque non oltre il termine di quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le regioni provvederanno ad aggiornare le autorizzazioni in essere per la gestione dei rifiuti sulla base della nuova classificazione degli stessi.
5. Le attività che in base alle leggi statali e regionali vigenti risultano escuse dal regime dei rifiuti, ivi compreso l'utilizzo dei materiali e delle sostanze individuati nell'allegato 1 al decreto del Ministro dell'ambiente 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta Ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, devono conformarsi alle disposizioni del presente decreto entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso.
6. Fermo restando il termine di cui all'art. 33, comma 6, per la prosecuzione delle operazioni di recupero dei rifiuti compresi nell'allegato 3 al decreto del Ministro dell'ambiente 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario n. 126 alla Gazzetta Ufficiale 10 settembre 1994, n. 212, e nell'allegato 1 al decreto del Ministro dell'ambiente 16 gennaio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1995, n. 24, in esercizio alla data di entrata in vigore del presente decreto e che risultino conformi alle norme tecniche adottate ai sensi degli articoli 31 e 33, gli interessati sono tenuti ad effettuare la comunicazione di cui all'art. 33, comma 1, entro trenta giorni dall'emanazione delle predette norme tecniche; in tal caso l'esercizio dell'attività può essere continuato senza attendere il decorso di novanta giorni dalla comunicazione.

Articolo 58

 

Disposizioni finali.

1. Nelle attrezzature sanitarie di cui all'art. 4, secondo comma, lettera g ), della legge 29 settembre 1964, n. 847, sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.
2. All'art. 8, comma 2, secondo capoverso della legge 19 ottobre 1984, n. 748, come modificato dall'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 16 febbraio 1993, n. 161, le parole: "di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentiti il Ministro dell'ambiente e il Ministro della sanità" sono sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'ambiente e della sanità". All'art. 8, comma 3, ultimo capoverso della legge 19 ottobre 1984, n. 748, le parole: "di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentiti il Ministro delle partecipazioni statali e il Ministro della sanità" sono sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'ambiente e della sanità". All'art. 9, comma 5, della medesima legge 19 ottobre 1984, n. 748, le parole: "di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentiti il Ministro delle partecipazioni statali e il Ministro della sanità" sono sostituite dalle seguenti: "di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'ambiente e della sanità".
3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare maggiori oneri o minori entrate a carico dello Stato.
4. Il Consorzio obbligatorio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi di cui all'art. 9- quinquies del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 1988, n. 475, ha personalità giuridica di diritto privato.
5. Il Consorzio obbligatorio degli oli usati di cui all'art. 11 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95, ha personalità giuridica di diritto privato.
6. Nell'assegnazione delle risorse stanziate, ancora disponibili, del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441, si prescinde dalle specificazioni di cui agli articoli 1, 1- bis e 1- ter e dalle tipologie impiantistiche ivi indicate.
7. Le disposizioni del Titolo II del presente decreto entrano in vigore dal 1° maggio 1997.

Allegato 1

 

All. 1.
Allegato "A"
[ Previsto dall'art. 6, comma 1, lettera a )]
1 - CATEGORIE DI RIFIUTI
Q1 Residui di produzione o di consumo in appresso non specificati
Q2 Prodotti fuori norma
Q3 Prodotti scaduti
Q4 Sostanze accidentalmente riversate, perdute o aventi subito qualunque altro incidente, compresi tutti i materiali, le attrezzature, ecc. contaminati in seguito all'incidente in questione
Q5 Sostanze contaminate o insudiciate in seguito ad attività volontarie (ad esempio residui di operazioni di pulizia, materiali da imballaggio, contenitori, ecc.)
Q6 Elementi inutilizzabili (ad esempio batterie fuori uso, catalizzatori esausti, ecc)
Q7 Sostanze divenute inadatte all'impiego (ad esempio acidi contaminati, solventi contaminati sali da rinverdimento esauriti, ecc.)
Q8 Residui di processi industriali (ad esempio scorie, residui di distillazione, ecc.)
Q9 Residui di procedimenti antinquinamento (ad esempio fanghi di lavaggio di gas, polveri di filtri dell'aria, filtri usati, ecc.)
Q10 Residui di lavorazione/sagomatura (ad esempio trucioli di tornitura o di fresatura, ecc.)
Q11 Residui provenienti dall'estrazione e dalla preparazione delle materie prime (ad esempio residui provenienti da attività minerarie o petrolifere, ecc.).
Q12 Sostanze contaminate (ad esempio olio contaminato da PCB, ecc.)
Q13 Qualunque materia, sostanza o prodotto la cui utilizzazione è giuridicamente vietata
Q14 Prodotti di cui il detentore non si serve più (ad esempio articoli messi fra gli scarti dell'agricoltura, dalle famiglie, dagli uffici, dai negozi, dalle officine, ecc.)
Q15 Materie, sostanze o prodotti contaminati provenienti da attività di riattamento di terreni
Q16 Qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate

Allegato 2

 

All. 2.
2 - CATALOGO EUROPEO DEI RIFIUTI
Nota introduttiva.
1. L'art. 1, lettera a ) della direttiva 75/442/CEE definisce il termine "rifiuti" nel modo seguente: "qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell'allegato I e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi".
2. Il secondo capoverso dell'art. 1, lettera a ) stabilisce che la Commissione, conformemente alla procedura di cui all'art. 18, prepari un elenco dei rifiuti che rientrano nelle categorie di cui all'allegato I. Tale elenco è noto più comunemente come Catalogo europeo dei rifiuti (CER) e si applica a tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero.
3. Il catalogo europeo dei rifiuti è un elenco armonizzato, non esaustivo, di rifiuti e sarà pertanto oggetto di periodica revisione e, se necessario, di modifiche, conformemente alla procedura del comitato.
Tuttavia, un materiale figurante nel catalogo non è in tutte le circostanze un rifiuto, ma solo quando esso soddisfa la definizione di rifiuto.
4. I rifiuti figuranti nel CER sono soggetti alle disposizioni della direttiva a meno che si applichi ad essi l'art. 2 paragrafo 1, lettera b ) di detta direttiva.
5. Il catalogo vuole essere una nomenclatura di riferimento con una terminologia comune per tutta la Comunità allo scopo di migliorare tutte le attività connesse alla gestione dei rifiuti. A questo riguardo, il catalogo europeo dei rifiuti dovrebbe diventare il riferimento di base del programma comunitario di statistiche sui rifiuti lanciato con la risoluzione del Consiglio, del 7 maggio 1990, sulla politica relativa alla gestione dei rifiuti.
6. Il CER viene adeguato in modo da tener conto dei progressi scientifici e tecnici, in conformità della procedura di cui all'art. 18 della direttiva.
7. Ciascun codice dei rifiuti figurante nel catalogo deve sempre essere inserito nel contesto a cui si riferisce.
8. Il catalogo non pregiudica l'applicazione dell'elenco di "rifiuti pericolosi" disposto dall'art. 1, paragrafo 4 della direttiva 91/689/CEE del Consiglio, del 12 novembre 1991, sui rifiuti pericolosi.

Allegato 3

 

All. 3.
INDICE

01 00 00  Rifiuti derivanti dalla prospezione, l'estrazione, il trat-
          trattamento e l'ulteriore lavorazione di minerali e mate-
          riali di cava
02 00 00  Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e prepara-
          zione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia, pe-
          sca ed acquicoltura
03 00 00  Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di
          ne di carta, polpa, cartone, pannelli e mobili
04 00 00  Rifiuti della produzione conciaria e tessile
05 00 00  Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del
          gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
06 00 00  Rifiuti da processi chimici inorganici
07 00 00  Rifiuti da processi chimici organici
08 00 00  Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso
          (PFFU) di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati),
          sigillanti, e inchiostri per stampa
09 00 00  Rifiuti dell'industria fotografica
10 00 00  Rifiuti inorganici provenienti da processi termici
11 00 00  Rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti dal trat-
          tamento e ricopertura di metalli; idrometallurgia non fer-
          rosa
12 00 00  Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di me-
          talli, e plastica
13 00 00  Oli esauriti (tranne gli oli commestibili 05 00 00 e
          12 00 00)
14 00 00  Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi
          (tranne 07 00 00 e 08 00 00)
15 00 00  Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e in-
          dumenti protettivi (non specificati altrimenti)
16 00 00  Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo
17 00 00  Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costru-
          struzione di strade)
18 00 00  Rifiuti di ricerca medica e veterinaria (tranne i rifiuti
          di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente
          direttamente da luoghi di cura)
19 00 00  Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, impianti  di
          trattamento acque reflue fuori sito e industrie dell'acqua
20 00 00  Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, indu-
          stria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta dif-
          ferenziata
01 00 00  Rifiuti derivanti dalla prospezione, l'estrazione, il trat-
          tamento e l'ulteriore lavorazione di minerali e materiali
          materiali di cava.
01 01 00  Rifiuti di estrazione di minerali
01 01 01  rifiuti di estrazione di minerali metalliferi
01 01 02  rifiuti di estrazione di minerali non metalliferi
01 02 00  rifiuti derivanti dal trattamento di minerali
01 02 01  rifiuti derivanti dal trattamento di minerali metalliferi
01 02 02  rifiuti derivanti dal trattamento di minerali non metalli-
          feri
01 03 00  rifiuti derivanti da ulteriori trattamenti chimici e fisici
          di minerali metalliferi
01 03 01  colle
01 03 02  polveri e rifiuti polverosi
01 03 03  funghi rossi dalla produzione di allumina
01 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
01 04 00  rifiuti derivanti da ulteriori trattamenti chimici e fisici
          fisici di minerali non metalliferi
01 04 01  ghiaia e rocce triturate di scarto
01 04 02  sabbia e argilla di scarto
01 04 03  polveri e rifiuti polverosi
01 04 04  rifiuti della produzione di potassa e salgemma
01 04 05  rifiuti derivanti dal lavaggio e dalla pulitura di minerali
01 04 06  rifiuti derivanti dalla lavorazione della pietra
01 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
01 05 00  fanghi di perforazione ed altri rifiuti di perforazione
01 05 01  fanghi di perforazione e rifiuti contenenti petrolio
01 05 02  fanghi di perforazione e rifiuti contenenti barite
01 05 03  fanghi di perforazione e rifiuti contenenti cloruri
01 05 04  fanghi e rifiuti di perforazione di pozzi per acque dolci
01 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 00 00  Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e prepara-
          zione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia, pe-
          sca ed acquicoltura.
02 01 00  Rifiuti delle produzioni primarie
02 01 01  fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
02 01 02  scarti animali
02 01 03  scarti vegetali
02 01 04  rifiuti di plastica (esclusi imballaggi)
02 01 05  rifiuti agrochimici
02 01 06  feci animali, urine e letame (comprese le lettiere usate),
          effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito
02 01 07  rifiuti derivanti dalla silvicoltura
02 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 02 00  rifiuti della preparazione e del trattamento di carne, pe-
          sce ed altri alimenti di origine animale
02 02 01  fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
02 02 02  scarti animali
02 02 03  scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 02 04  fanghi dal trattamento sul posto di effluenti
02 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 03 00  rifiuti della preparazione e del trattamento di frutta, ve-
          getali, cereali, oli alimentari, cacao, caffè, tabacco;
          della produzione di conserve alimentari; della lavorazione
          del tabacco
02 03 01  fanghi derivanti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbuc-
          sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti
02 03 02  rifiuti dall'impiego di conservanti
02 03 03  rifiuti da separazione con solventi
02 03 04  scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 03 05  fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti
02 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 04 00  rifiuti della raffinazione dello zucchero
02 04 01  terra derivante da operazioni di pulizia e lavaggio delle
          barbabietole
02 04 02  carbonato di calcio fuori specifica
02 04 03  fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti
02 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 05 00  rifiuti dell'industria lattiero-casearia
02 05 01  scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 05 02  fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti
02 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 06 00  rifiuti della pasta e della panificazione
02 06 01  scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 06 02  rifiuti dall'impiego di conservanti
02 06 03  fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti
02 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
02 07 00  rifiuti dalla produzione di bevande alcoliche ed analocoli-
          che (tranne caffè, tè e cacao)
02 07 01  rifiuti da operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione
          della materia prima
02 07 02  rifiuti della distillazione di bevande alcoliche
02 07 03  rifiuti da trattamenti chimici
02 07 04  scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
02 07 05  fanghi dal trattamento sul posto degli effluenti
02 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
03 00 00  Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di
          carta, polpa, cartone, pannelli e mobili.
03 01 00  Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di
          pannelli e mobili
03 01 01  scarti di corteccia e sughero
03 01 02  segatura
03 01 03  scarti di rasatura, taglio, impiallacciatura, legno dete-
03 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
03 02 00  rifiuti dei trattamenti conservativi del legno
03 02 01  prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
          nenti composti organici non alogenati
03 02 02  prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
          nenti composti organici clorurati
03 02 03  prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
          nenti composti organo-metallici
03 02 04  prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
          nenti composti inorganici
03 03 00  rifiuti della produzione e della lavorazione di carta, pol-
          pa e cartone
03 03 01  corteccia
03 03 02  fecce e fanghi (recupero dei bagni di macerazione)
03 03 03  fanghi derivanti da trattamenti di sbianca con ipocloriti e
          cloro
03 03 04  fanghi derivanti da altri trattamenti di sbianca
03 05 05  fanghi derivanti da processi di deinchiostrazione nel ri-
          ciclaggio della carta
03 03 06  fibra e fanghi di carta
03 03 07  scarti del riciclaggio della carta e del cartone
03 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
04 00 00  Rifiuti della produzione conciaria e tessile.
04 01 00  Rifiuti dell'industria della lavorazione della pelle
04 01 01  carniccio e frammenti di calce
04 01 02  rifiuti di calcinazione
04 01 03  bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza fa-
          se liquida
04 01 04  liquido di concia contenente cromo
04 01 05  liquido di concia non contenente cromo
04 01 06  fanghi contenenti cromo
04 01 07  fanghi non contenenti cromo
04 01 08  cuoio conciato, scarti, cascami, ritagli, polveri di luci-
          datura contenenti cromo
04 01 09  cascami e ritagli da operazioni di confezionamento e fini-
          tura
04 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
04 02 00  rifiuti dell'industria tessile
04 02 01  rifiuti da fibre tessili grezze ed altre sostanze fibrose
          naturali, principalmente di origine vegetale
04 02 02  rifiuti da fibre tessili grezze principalmente di animale
04 02 03  rifiuti da fibre tessili grezze principalmente artificiali
          o sintetiche
04 02 04  rifiuti da fibre tessili grezze miste prima della filatura
          e della tessitura
04 02 05  rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente di origine
          vegetale
04 02 06  rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente di origine
          animale
04 02 07  rifiuti da fibre tessili lavorate principalmente artificia-
          li o sintetiche
04 02 08  rifiuti da fibre tessili lavorate miste
04 02 09  rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastome-
          ri, plastomeri)
04 02 10  materiale organico proveniente da prodotti naturali (es.
          grasso, cera)
04 02 11  rifiuti contenenti composti alogenati da operazioni di con-
          fezionamento e finitura
04 02 12  rifiuti non contenenti composti alogenati da operazioni di
          confezionamento e finitura
04 02 13  tinture e pigmenti
04 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 00 00  Rifiuti della raffinazione del petrolio purificazione del
          gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
05 01 00  Residui oleosi e rifiuti solidi
05 01 01  fanghi da trattamento sul posto degli effluenti
05 01 02  fanghi da processi di dissalazione
05 01 03  morchie e fondi di serbatoi
05 01 04  fanghi acidi da processi di alchilazione
05 01 05  perdite di olio
05 01 06  fanghi da impianti, apparecchiature e operazioni di  manu-
          tenzione
05 01 07  catrami acidi
05 01 08  altri catrami
05 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 02 00  residui non oleosi e rifiuti solidi
05 02 01  fanghi di trattamento acqua alimentazione caldaie
05 02 02  rifiuti da torri di raffreddamento
05 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 03 00  catalizzatori esauriti
05 03 01  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
05 03 02  altri catalizzatori esauriti
05 04 00  filtri di argilla esauriti
05 04 01  filtri di argilla esauriti
05 05 00  rifiuti dei processi di desolforazione del petrolio
05 05 01  rifiuti contenenti zolfo
05 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 06 00  rifiuti dal trattamento pirolitico del carbone
05 06 01  catrami acidi
05 06 02  asfalto
05 06 03  altri catrami
05 06 04  rifiuti da torri di raffreddamento
05 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 07 00  rifiuti dal processo di purificazione del gas naturale
05 07 01  fanghi contenenti mercurio
05 07 02  rifiuti contenenti zolfo
05 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
05 08 00  rifiuti dalla rigenerazione dell'olio
05 08 01  filtri di argilla esauriti
05 08 02  catrami acidi
05 08 03  altri catrami
05 08 04  rifiuti liquidi acquosi dalla rigenerazione dell'olio
05 08 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 00 00  Rifiuti da processi chimici inorganici
06 01 00  Soluzioni acide di scarto
06 01 01  acido solforoso e solforico
06 01 02  acido cloridrico
06 01 03  acido fluoridrico
06 01 04  acido fosforoso e fosforico
06 01 05  acido nitroso e nitrico
06 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 02 00  soluzioni alcaline
06 02 01  idrossido di calcio
06 02 02  soda (idrossido di sodio)
06 02 03  ammoniaca
06 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 03 00  sali e loro soluzioni
06 03 01  carbonati (tranne 02 04 02 e 19 10 03)
06 03 02  soluzioni saline contenenti solfati, solfiti e solfuri
06 03 03  sali solidi contenenti solfati, solfiti e solfuri
06 03 04  soluzioni saline contenenti cloruri, fluoruri ed altri alo-
          genuri
06 03 05  sali solidi contenenti cloruri, fluoruri ed altri sali so-
          lidi di alogenati
06 03 06  soluzioni saline contenenti fosfati e sali solidi collegati
06 03 07  fosfati e sali solidi collegati
06 03 08  soluzioni saline contenenti nitrati e composti collegati
06 03 09  sali solidi contenenti nitruri (nitrometalli)
06 03 10  sali solidi contenenti ammonio
06 03 11  sali e soluzioni contenenti cianuri
06 03 12  sali e soluzioni contenenti composti organici
06 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 04 00  rifiuti contenenti metalli
06 04 01  ossidi metallici
06 04 02  sali metallici (tranne 06 03 00)
06 04 03  rifiuti contenenti arsenico
06 04 04  rifiuti contenenti mercurio
06 04 05  rifiuti contenenti altri metalli pesanti
06 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 05 00  fanghi da trattamento sul posto degli effluenti
06 05 01  fanghi da trattamento sul posto degli effluenti
06 06 00  rifiuti da processi chimici dello zolfo (produzione e tra-
          sformazione) e da processi di desolforazione
06 06 01  rifiuti contenenti zolfo
06 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 07 00  rifiuti da processi chimici degli alogeni
06 07 01  rifiuti contenenti amianto da processi elettrolitici
06 07 02  carbone attivo dalla produzione di cloro
06 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 08 00  rifiuti dalla produzione di silicio e di derivati del sili-
          cio
06 08 01  rifiuti dalla produzione di silicio e di derivati del sili-
          cio
06 09 00  rifiuti da processi chimici del fosforo
06 09 01  fosfogesso
06 09 02  scorie contenenti fosforo
06 09 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 10 00  rifiuti da processi chimici dell'azoto e produzione di fer-
          tilizzanti
06 10 01  rifiuti da processi chimici dell'azoto e produzione di fer-
          tilizzanti
06 11 00  rifiuti dalla produzione di pigmenti inorganici ed opacifi-
          canti
06 11 01  gesso dalla produzione di biossido di titanio
06 11 99  rifiuti non specificati altrimenti
06 12 00  rifiuti da produzione, uso e rigenerazione di catalizzatori
06 12 01  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
06 12 02  altri catalizzatori esauriti
06 13 00  rifiuti da altri processi chimici inorganici
06 13 01  pesticidi, biocidi ed agenti conservativi del legno di na-
          tura inorganica
06 13 02  carbone attivo esaurito (tranne 06 07 02)
06 13 03  nerofumo di gas
06 13 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 00 00  Rifiuti da processi chimici organici
07 01 00  Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso
          di prodotti chimici organici di base
07 01 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 01 02  fanghi da trattamento sul posto degli effluenti
07 01 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio di acque
          madri
07 01 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 01 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 01 06  altri catalizzatori esauriti
07 01 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 01 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 01 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organci alogenati
07 01 10  altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti
07 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 02 00  rifiuti da PFFU di plastiche, gomme sintetiche e fibre ar-
          tificiali
07 02 01  soluzioni di lavaggio e acque madri
07 02 02  fanghi da trattamento sul posto degli effluenti
07 02 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 02 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 02 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 02 06  altri catalizzatori esauriti
07 02 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 02 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 02 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 02 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 03 00  rifiuti da PFFU di coloranti e pigmenti organici (tranne
          06 11 00)
07 03 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 03 02  fanghi da trattamento sul posto di effluenti
07 03 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 03 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 03 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 03 06  altri catalizzatori esauriti
07 03 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenici
07 03 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 03 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 03 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 04 00  rifiuti da PFFU di pesticidi organici (tranne 02 01 05)
07 04 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 04 02  fanghi da trattamento sul posto di effluenti
07 04 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 04 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 04 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 04 06  altri catalizzatori esauriti
07 04 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 04 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 04 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 04 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 05 00  rifiuti da PFFU di prodotti farmaceutici
07 05 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 05 02  fanghi da trattamento sul posto di effluenti
07 05 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 05 04  altri solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
          acque madri
07 05 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 05 06  altri catalizzatori esauriti
07 05 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 05 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 05 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 05 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 06 00  rifiuti da PFFU di cere, grassi, saponi, detergenti, disin-
          fettanti e cosmetici
07 06 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 06 02  fanghi da trattamento sul posto di effluenti
07 06 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 06 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 06 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 06 06  altri catalizzatori esauriti
07 06 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 06 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 06 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 06 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
07 07 00  rifiuti da PFFU di prodotti della chimica fine e prodotti
          chimici non specificati altrimenti
07 07 01  soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
07 07 02  fanghi da trattamento sul posto di effluenti
07 07 03  solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque
          madri
07 07 04  altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque ma-
          dri
07 07 05  catalizzatori esauriti contenenti metalli preziosi
07 07 06  altri catalizzatori esauriti
07 07 07  fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
07 07 08  altri fondi di distillazione e residui di reazione
07 07 09  residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati da
          composti organici alogenati
07 07 10  altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
07 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
08 00 00  Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso
          (PFFU) di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati),
          sigillanti e inchiostri per stampa.
08 01 00  Rifiuti da PFFU di pitture e vernici
08 01 01  pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici
          alogenati
08 01 02  pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici
          non alogenati
08 01 03  pitture e vernici di scarto a base acquosa
08 01 04  pitture in polvere
08 01 05  pitture e vernici indurite
08 01 06  fanghi derivanti da operazioni di scrostatura e svernicia-
          tura contenenti solventi alogenati
08 01 07  fanghi provenienti da operazioni di scrostatura e sverni-
          ciatura non contenenti solventi alogenati
08 01 08  fanghi di pitture o vernici a base acquosa
08 01 09  rifiuti di scrostatura e sverniciatura (tranne 08 01 05 e
          08 01 06)
08 01 10  sospensioni acquose contenenti pitture o vernici
08 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
08 02 00  rifiuti da PFFU di altri rivestimenti (inclusi materiali
          ceramici)
08 02 01  polveri di scarto di rivestimenti
08 02 02  fanghi acquosi contenenti materiali ceramici
08 02 03  sospensioni acquose contenenti materiali ceramici
08 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
08 03 00  rifiuti da PFFU di inchiostri per stampa
08 03 01  inchiostri di scarto contenenti solventi alogenati
08 03 02  inchiostri di scarto non contenenti solventi alogenati
08 03 03  inchiostri di scarto a base acquosa
08 03 04  inchiostro essiccato
08 03 05  fanghi di inchiostri contenenti solventi alogenati
08 03 06  fanghi di inchiostri non contenenti solventi alogenati
08 03 07  fanghi acquosi contenenti inchiostro
08 03 08  soluzioni acquose contenenti inchiostro
08 03 09  toner per stampa esaurito (comprese le cartucce)
08 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
08 04 00  rifiuti da PFFU di adesivi e sigillanti (inclusi prodotti
          impermeabilizzanti)
08 04 01  adesivi e sigillanti di scarto contenenti solventi aloge-
          nati
08 04 02  adesivi e sigillanti di scarto non contenenti solventi alo-
          genati
08 04 03  adesivi e sigillanti di scarto a base acquosa
08 04 04  adesivi e sigillanti induriti
08 04 05  fanghi di adesivi e sigillanti contenenti solventi aloge-
          nati
08 04 06  fanghi di adesivi e sigillanti non contenenti solventi alo-
          genati
08 04 07  fanghi di adesivi e sigillanti a base acquosa
08 04 08  soluzioni acquose contenenti adesivi e sigillanti
08 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
09 00 00  Rifiuti dell'industria fotografica.
09 01 00  Rifiuti dell'industria fotografica
09 01 01  soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa
09 01 02  soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa
09 01 03  soluzioni di sviluppo a base solvente
09 01 04  soluzioni di fissaggio
09 01 05  soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore
09 01 06  rifiuti contenenti argento dal trattamento sul posto di ri-
          fiuti fotografici
09 01 07  carta e pellicole per fotografia contenenti argento o com-
          posti dell'argento
09 01 08  carta e pellicole per fotografia non contenenti argento o
          composti dell'argento
09 01 09  macchine fotografiche usa e getta con batterie
09 01 10  macchine fotografiche usa e getta senza batterie
09 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 00 00  Rifiuti inorganici provenienti da processi termici.
10 01 00  Rifiuti di centrali termiche ed altri impianti termici (ec-
          cetto 19 00 00)
10 01 01  ceneri pesanti
10 01 02  ceneri leggere
10 01 03  ceneri leggere e torba
10 01 04  ceneri leggere di olio
10 01 05  rifiuti solidi derivanti da reazioni a base di calcio nei
          processi di desolforazione dei fumi
10 01 06  altri rifiuti solidi derivanti dal trattamento dei fumi
10 01 07  fanghi derivanti da reazioni a base di calcio nei processi
          di desolforazione dei fumi
10 01 08  altri fanghi derivanti dal trattamento dei fumi
10 01 09  acido solforico
10 01 10  catalizzatori esauriti, ad esempio per la denitrificazione
10 01 11  fanghi acquosi da operazioni di pulizia caldaia
10 01 12  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 02 00  rifiuti dell'industria del ferro e dell'acciaio
10 02 01  rifiuti della trasformazione delle scorie
10 02 02  scorie non trasformate
10 02 03  rifiuti solidi derivanti dal trattamento dei fumi
10 02 04  fanghi derivanti dal trattamento dei fumi
10 02 05  altri fanghi
10 02 06  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 02 99  altri rifiuti non specificati altrimenti
10 03 00  rifiuti della metallurgia termica dell'alluminio
10 03 01  catrami ed altri rifiuti contenenti carbone dalla produzio-
          ne degli anodi
10 03 02  frammenti di anodi
10 03 03  scorie
10 03 04  scorie bianche e incrostazioni di prima fusione
10 03 05  polvere di allumina
10 03 06  suole di carbone usate e materiali incombustibili dall'e-
          lettrolisi
10 03 07  rivestimenti di carbone usati
10 03 08  scorie saline di seconda fusione
10 03 09  scorie nere di seconda fusione
10 03 10  rifiuti dal trattamento di scorie saline
10 03 11  polveri di gas effluenti da camino
10 03 12  altre polveri e particolato (inclusa la polvere di macina-
          zione)
10 03 13  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 03 14  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 03 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 04 00  rifiuti della metallurgia termica del piombo
10 04 01  scorie (di prima e seconda fusione)
10 04 02  incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
10 04 03  arsenato di calcio
10 04 04  polveri dai gas effluenti da camino
10 04 05  altre polveri e particolato
10 04 06  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 04 07  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 04 08  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 04 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 05 00  rifiuti della metallurgia termica dello zinco
10 05 01  scorie (di prima e seconda fusione)
10 05 02  incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
10 05 03  polveri dai gas effluenti da camino
10 05 04  altre polveri e particolato
10 05 05  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 05 06  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 05 07  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 06 00  rifiuti della metallurgia termica del rame
10 06 01  scorie (prima e seconda fusione)
10 06 02  incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
10 06 03  polveri dai gas effluenti da camino
10 06 04  altre polveri e particolato
10 06 05  rifiuti della raffinazione elettrolitica
10 06 06  rifiuti dei trattamenti ad umido dei fumi
10 06 07  rifiuti dei trattamenti a secco dei fumi
10 06 08  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 07 00  rifiuti della metallurgia termica di argento, oro e platino
10 07 01  scorie (di prima e seconda fusione)
10 07 02  incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
10 07 03  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 07 04  altre polveri e particolato
10 07 05  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 07 06  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 08 00  rifiuti di altri processi metallurgici non ferrosi
10 08 01  scorie (prima e seconda fusione)
10 08 02  incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
10 08 03  polveri dai gas effluenti dai camini
10 08 04  altre polveri e particolato
10 08 05  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 08 06  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 08 07  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 08 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 09 00  rifiuti della fusione di materiali ferrosi
10 09 01  forme di scarto contenenti leganti organici inutilizzate
10 09 02  forme contenenti leganti organici utilizzate
10 09 03  scorie di fusione
10 09 04  polveri di fornace
10 09 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 10 00  rifiuti della fusione di materiali non ferrosi
10 10 01  forme di scarto contenenti leganti organici inutilizzate
10 10 02  forme contenenti leganti organici utilizzate
10 10 03  scorie di fusione
10 10 04  polveri di fornace
10 10 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 11 00  rifiuti della fabbricazione del vetro e di prodotti di
          vetro
10 11 01  miscela di preparazione scartata prima del processo di
          vetro
10 11 02  vetro di scarto
10 11 03  materiali di scarto a base di vetro
10 11 04  polveri dai gas effluenti da camino
10 11 05  altre polveri e particolato
10 11 06  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 11 07  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 11 08  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 11 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 12 00  rifiuti della fabbricazione di prodotti di ceramica, matto-
          ni, mattonelle e materiali da costruzione
10 12 01  miscela di preparazione scartata prima del processo termico
10 12 02  polveri dai gas effluenti da camino
10 12 03  altre polveri e particolato
10 12 04  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 12 05  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 12 06  stampi inutilizzabili
10 12 07  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 12 99  rifiuti non specificati altrimenti
10 13 00  rifiuti della fabbricazione di cemento, calce e gesso e ma-
          nufatti con questi materiali
10 13 01  miscela di preparazione scartata prima del processo termico
10 13 02  rifiuti della fabbricazione di amianto cemento
10 13 03  rifiuti della fabbricazione di altri materiali compositi in
          cemento
10 13 04  rifiuti della calcinazione e dell'idratazione del calcare
10 13 05  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
10 13 06  altre polveri e particolato
10 13 07  fanghi derivanti dal trattamento fumi
10 13 08  rivestimenti e refrattari inutilizzabili
10 13 99  rifiuti non specificati altrimenti
11 00 00  Rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti dal trat-
          tamento e ricopertura di metalli; idrometallurgia non fer-
          rosa.
11 01 00  Rifiuti liquidi e fanghi dal trattamento e ricopertura di
          metalli (ad esempio, processi galvanici, zincatura, deca-
          paggio, incisione, fosfatazione, sgrassaggio con alcali)
11 01 01  soluzioni alcaline da cianuri contenenti metalli pesanti
          tranne cromo
11 01 02  soluzioni alcaline da cianuri non contenenti metalli pe-
          santi
11 01 03  rifiuti contenenti cromo da non cianuri
11 01 04  rifiuti non contenenti cromo e cianuri
11 01 05  soluzioni acide di decapaggio
11 01 06  acidi non specificati altrimenti
11 01 07  alcali non specificati altrimenti
11 01 08  fanghi di fosfatazione
11 02 00  rifiuti e fanghi da processi idrometallurgici di metalli
          non ferrosi
11 02 01  rifiuti da processi idrometallurgici del rame
11 02 02  rifiuti da processi idrometallurgici dello zinco (compresi
          jarosite, goethite)
11 02 03  rifiuti della produzione di anodi per processi elettroliti-
          ci acquosi
11 02 04  fanghi non specificati altrimenti
11 03 00  rifiuti e fanghi da processi di tempra
11 03 01  rifiuti contenenti cianuri
11 03 02  altri rifiuti
11 04 00  altri rifiuti inorganici contenenti metalli non specificati
          altrimenti
11 04 01  altri rifiuti inorganici contenenti metalli non specificati
          altrimenti
12 00 00  Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di me-
          talli e plastica.
12 01 00  Rifiuti di lavorazione (forgiatura, saldatura, stampaggio,
          trafilatura, smussamento, perforazione, taglio, troncatura
          e limatura)
12 01 01  limatura, scaglie e polveri di metalli ferrosi
12 01 02  altre particelle di metalli ferrosi
12 01 03  limatura, scaglie e polveri di metalli non ferrosi
12 01 04  altre particelle di metalli non ferrosi
12 01 05  particelle di plastica
12 01 06  oli esauriti per macchinari contenenti alogeni (non emul-
          sionati)
12 01 07  oli esauriti per macchinari non contenenti alogeni (non
          emulsionati)
12 01 08  emulsioni esauste per macchinari contenenti alogeni
12 01 09  emulsioni esauste per macchinari non contenenti alogeni
12 01 10  oli sintetici per macchinari
12 01 11  fanghi di lavorazione
12 01 12  grassi e cere esauriti
12 01 13  rifiuti di saldatura
12 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
12 02 00  rifiuti di trattamento meccanico di superficie (sabbiatura,
          frantumazione, rettificazione, lappatura, lucidatura)
12 02 01  polvere per sabbiatura esausta
12 02 02  fanghi da rettifica, affilatura e lappatura
12 02 03  fanghi di lucidatura
12 02 99  rifiuti non specificati altrimenti
12 03 00  rifiuti di processi di sgrassatura ad acqua e vapore (tran-
          ne 11 00 00)
12 03 01  soluzioni acquose di lavaggio
12 03 02  rifiuti di sgrassatura a vapore
13 00 00  Oli esauriti (tranne gli oli commestibili 05 00 00 e
          12 00 00).
13 01 00  Oli esauriti da circuiti idraulici e freni
13 01 01  oli per circuiti idraulici contenenti PCB e PCT
13 01 02  altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) contenenti
          composti organici clorurati
13 01 03  altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) non conte-
          nenti composti organici clorurati
13 01 04  emulsioni contenenti composti organici clorurati
13 01 05  emulsioni non contenenti composti organici clorurati
13 01 06  oli per circuiti idraulici a formulazione esclusivamente
          minerale
13 01 07  altri oli per circuiti idraulici
13 01 08  oli per freni
13 02 00  oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi
13 02 01  oli esauriti da motore, trasmissioni ed ingranaggi conte-
          nenti composti organici clorurati
13 02 02  oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi non con-
          tenenti composti organici clorurati
13 02 03  altri oli da motori, trasmissioni e ingranaggi
13 03 00  oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed altri
          liquidi
13 03 01  oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed altri
          liquidi contenenti PCB e PCT
13 03 02  altri oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri li-
          quidi contenenti composti organici clorurati
13 03 03  oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liquidi
          non contenenti composti organici clorurati
13 03 04  oli isolanti e termoconduttori ed altri liquidi a formula-
          zione sintetica
13 03 05  oli isolanti e termoconduttori a formulazione minerale
13 04 00  oli di cala
13 04 01  oli di cala da navigazione interna
13 04 02  oli di cala derivanti dalle fognature dei moli
13 04 03  oli di cala da altre navigazioni
13 05 00  prodotti di separazione olio/acqua
13 05 01  solidi di separazione olio/acqua
13 05 02  fanghi di separazione olio/acqua
13 05 03  fanghi da collettori
13 05 04  fanghi da emulsioni da dissalatori
13 05 05  altre emulsioni
13 06 00  altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti
13 06 01  altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti
14 00 00  Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi
          (tranne 07 00 00 e 08 00 00).
14 01 00  Rifiuti di sgrassaggio di metalli e manutenzione di appa-
          recchiatura
14 01 01  clorofluorocarburi (CFC)
14 01 02  altri solventi alogenati e miscele solventi
14 01 03  altri solventi e miscele solventi
14 01 04  miscele acquose contenenti solventi alogenati
14 01 05  miscele acquose non contenenti solventi alogenati
14 01 06  fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
14 01 07  fanghi o rifiuti solidi non contenenti solventi alogenati
14 02 00  rifiuti dalla pulizia di tessuti
14 02 01  solventi alogenati e miscele di solventi
14 02 02  miscele di solventi o liquidi organici non contenenti sol-
          venti alogenati
14 02 03  fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
14 02 04  fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
14 03 00  rifiuti dell'industria elettronica
14 03 01  clorofluorocarburi (CFC)
14 03 02  altri solventi alogenati
14 03 03  solventi o miscele di solventi non contenenti solventi alo-
          genati
14 03 04  fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
14 03 05  fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
14 04 00  rifiuti da refrigeranti e propellenti di schiuma/aerosol
14 04 01  clorofluorocarburi (CFC)
14 04 02  altri solventi alogenati e miscele di solventi
14 04 03  altri solventi o miscele di solventi
14 04 04  fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
14 04 05  fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
14 05 00  rifiuti da recupero di solventi e refrigeranti (fondi di
          distillazione)
14 05 01  clorofluorocarburi (CFC)
14 05 02  altri solventi alogenati e miscele di solventi
14 05 03  altri solventi e miscele di solventi
14 05 04  fanghi contenenti solventi alogenati
14 05 05  fanghi contenenti altri solventi
15 00 00  Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e in-
          dumenti protettivi (non specificati altrimenti).
15 01 00  Imballaggi
15 01 01  carta e cartone
15 01 02  imballaggi in plastica
15 01 03  imballaggi in legno
15 01 04  imballaggi in metallo
15 01 05  imballaggi compositi
15 01 06  imballaggi in più materiali
15 02 00  assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protet-
          tivi
15 02 01  assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protet-
          tivi
16 00 00  Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo.
16 01 00  Veicoli fuori uso
16 01 01  catalizzatori contenenti metalli preziosi sostituiti in
          veicoli
16 01 02  altri catalizzatori sostituiti in veicoli
16 01 03  pneumatici usati
16 01 04  veicoli inutilizzabili
16 01 05  parti leggere provenute dalla demolizione di veicoli
16 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
16 02 00  apparecchiature o parti di apparecchiature fuori uso
16 02 01  trasformatori o condensatori contenenti PCB o PCT
16 02 02  altro materiale elettronico fuori uso (per esempio: cir-
          cuiti stampati)
16 02 03  apparecchiature contenenti clorofluorocarburi
16 02 04  apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre
16 02 05  altre apparecchiature fuori uso
16 02 06  rifiuti derivanti dai processi di lavorazione dell'amianto
16 02 07  rifiuti derivanti dall'industria per la produzione di con-
          vertitori in plastica
16 02 08  rifiuti della demolizione dei veicoli
16 03 00  prodotti fuori specifica
16 03 01  prodotti fuori specifica inorganici
16 03 02  prodotti fuori specifica organici
16 04 00  rifiuti esplosivi di scarto
16 04 01  munizioni di scarto
16 04 02  fuochi artificiali di scarto
16 04 03  altri rifiuti esplosivi di scarto
16 05 00  gas e sostanze chimiche in contenitori
16 05 01  gas industriali contenuti in cilindri ad alta pressione,
          contenitori LPG e contenitori per aerosol industriali (com-
          presi gli halon)
16 05 02  altri rifiuti contenenti prodotti chimici inorganici, es.
          sostanze chimiche di laboratorio non specificate altrimen-
          ti, polveri estinguenti
16 05 03  altri rifiuti contenenti prodotti chimici organici, es. so-
          stanze chimiche di laboratorio non specificate altrimenti
16 06 00  batterie ed accumulatori
16 06 01  accumulatori al piombo
16 06 02  accumulatori al nichel-cadmio
16 06 03  pile a secco al mercurio
16 06 04  pile alcaline
16 06 05  altre pile ed accumulatori
16 06 06  elettroliti da pile e accumulatori
16 07 00  rifiuti della pulizia di serbatoi per trasporto e stoccag-
          gio (tranne 05 00 00 e 12 00 00)
16 07 01  rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti pro-
          dotti chimici
16 07 02  rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti oli
16 07 03  rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne
          contenenti oli
16 07 04  rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne
          contenenti prodotti chimici
16 07 05  rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti
          prodotti chimici
16 07 06  rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio contenenti
          oli
16 07 07  rifiuti solidi della pulizia di stive di navi
16 07 99  rifiuti non specificati altrimenti
17 00 00  Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costru-
          zione di strade).
17 01 00  Cemento, mattoni, mattonelle, ceramiche e materiali in
          gesso
17 01 01  cemento
17 01 02  mattoni
17 01 03  mattonelle e ceramica
17 01 04  materiali da costruzione a base di gesso
17 01 05  materiali da costruzione a base di amianto
17 02 00  legno, vetro e plastica
17 02 01  legno
17 02 02  vetro
17 02 03  plastica
17 03 00  asfalto, catrame e prodotti catramosi
17 03 01  asfalto contenente catrame
17 03 02  asfalto (non contenente catrame)
17 03 03  catrame e prodotti catramosi
17 04 00  metalli (incluse le loro leghe)
17 04 01  rame, bronzo, ottone
17 04 02  alluminio
17 04 03  piombo
17 04 04  zinco
17 04 05  ferro e acciaio
17 04 06  stagno
17 04 07  metalli misti
17 04 08  cavi
17 05 00  terra e materiali di dragaggio
17 05 01  terra e rocce
17 05 02  terra di dragaggio
17 06 00  materiale isolante
17 06 01  materiali isolanti contenenti amianto
17 06 02  altri materiali isolanti
17 07 00  rifiuti misti di costruzioni e demolizioni
17 07 01  rifiuti misti di costruzioni e demolizioni
18 00 00  Rifiuti di ricerca medica e veterinaria (tranne i rifiuti
          di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente
          da luoghi di cura).
18 01 00  Rifiuti da maternità, diagnosi e prevenzione delle malattie
          negli uomini
18 01 01  oggetti da taglio (bisturi, rasoi)
18 01 02  parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma
          e le sostanze per la conservazione del sangue
18 01 03  altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede pre-
          cauzioni particolari in funzione della prevenzione di infe-
          zioni
18 01 04  rifiuti la cui raccolta e smaltimento non richiede precau-
          zioni particolari in funzione della prevenzione di infezio-
          ni (es. abbigliamenti, contenitori ed indumenti monouso)
18 01 05  sostanze chimiche e medicinali di scarto
18 02 00  rifiuti della ricerca, diagnosi, trattamento e prevenzione
          delle malattie negli animali
18 02 01  oggetti da taglio (bisturi, rasoi)
18 02 02  altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede pre-
          cauzioni particolari in funzione della prevenzione di infe-
          zioni
18 02 03  rifiuti la cui raccolta e smaltimento non richiede precau-
          zioni particolari in funzione della prevenzione di infe-
          zioni
18 02 04  sostanze chimiche di scarto
19 00 00  Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, impianti di
          trattamento delle acque reflue fuori sito e industrie del-
          l'acqua.
19 01 00  Rifiuti da incenerimento o pirolisi di rifiuti urbani ed
          assimilabili da commercio, industrie ed istituzioni
19 01 01  ceneri pesanti e scorie
19 01 02  materiali ferrosi separati dalle ceneri pesanti
19 01 03  ceneri leggere
19 01 04  polveri di caldaia
19 01 05  residui di filtrazione prodotti dagli impianti di tratta-
          mento dei fumi
19 01 06  acque reflue da trattamento dei fumi ed altre acque reflue
19 01 07  rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
19 01 08  rifiuti di pirolisi
19 01 09  catalizzatori esauriti, ad esempio per l'abbattimento degli
          Nox
19 01 10  carbone attivo esaurito dal trattamento dei fumi
19 01 99  rifiuti non specificati altrimenti
19 02 00  rifiuti da trattamenti chimico/fisici specifici di rifiuti
          industriali (ad esempio decromatazione, decianizzazione,
          neutralizzazione)
19 02 01  fanghi di idrossidi di metalli ed altri fanghi da tratta-
          mento di precipitazione dei metalli
19 02 02  miscele di rifiuti per lo stoccaggio finale
19 03 00  rifiuti stabilizzati/solidificati
19 03 01  rifiuti stabilizzati/solidificati con leganti idraulici
19 03 02  rifiuti stabilizzati/solidificati con leganti organici
19 03 03  rifiuti stabilizzati con trattamenti biologici
19 04 00  rifiuti vetrificati e rifiuti di vetrificazione
19 04 01  rifiuti vetrificati
19 04 02  ceneri leggere ed altri rifiuti di trattamento dei fumi
19 04 03  fase solida non vetrificata
19 04 04  rifiuti acquosi dalla tempra di rifiuti vetrificati
19 05 00  rifiuti dal trattamento aerobico di rifiuti solidi
19 05 01  frazione non composta di rifiuti urbani e simili
19 05 02  frazione non composta di rifiuti animali e vegetali
19 05 03  composti fuori specifica
19 05 99  rifiuti non specificati altrimenti
19 06 00  rifiuti dal trattamento anaerobico dei rifiuti
19 06 01  fanghi da trattamento anaerobico di rifiuti urbani e simili
19 06 02  fanghi da trattamento anaerobico di rifiuti animali e vege-
          tali
19 06 99  rifiuti non specificati altrimenti
19 07 00  percolato di discarica
19 07 01  percolato di discariche
19 08 00  rifiuti da impianti di trattamento delle acque reflue non
          specificati altrimenti
19 08 01  mondiglia
19 08 02  rifiuti di dissabbiamento (filtrazioni acque)
19 08 03  grassi ed oli da separatori olio/acqua
19 08 04  fanghi dal trattamento delle acque reflue industriali
19 08 05  fanghi di trattamento delle acque reflue urbane
19 08 06  resine di scambio ionico sature od esauste
19 08 07  soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio
          ionico
19 08 99  rifiuti non specificati altrimenti
19 09 00  rifiuti della preparazione di acqua potabile od acqua per
          uso commerciale
19 09 01  rifiuti di filtrazioni primarie e screenings
19 09 02  fanghi di impianti di chiarificazione delle acque
19 09 03  fanghi di impianti di decarbonatazione delle acque
19 09 04  carbone attivo esaurito
19 09 05  resine di scambio ionico sature od esauste
19 09 06  soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scambio
          ionico
19 09 99  rifiuti non specificati altrimenti
20 00 00  Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, indu-
          stria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta dif-
          ferenziata.
20 01 00  Raccolta differenziata
20 01 01  carta e cartone
20 01 02  vetro
20 01 03  plastica (piccole dimensioni)
20 01 04  altri tipi di plastica
20 01 05  metallo (piccole dimensioni, es. lattine)
20 01 06  altri tipi di metallo
20 01 07  legno
20 01 08  rifiuti di natura organica utilizzabili per il compostaggio
          (compresi oli per fittura e rifiuti di mense e ristoranti)
20 01 09  oli e grassi
20 01 10  abiti
20 01 11  prodotti tessili
20 01 12  vernici, inchiostri, adesivi
20 01 13  solventi
20 01 14  acidi
20 01 15  rifiuti alcalini
20 01 16  detergenti
20 01 17  prodotti fotochimici
20 01 18  medicinali
20 01 19  pesticidi
20 01 20  batterie e pile
20 01 21  tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio
20 01 22  aerosol
20 01 23  apparecchiature contenenti clorofluorocarburi
20 01 24  apparecchiature elettroniche (schede elettroniche)
20 02 00  rifiuti di giardini e parchi (inclusi i rifiuti provenienti
          da cimiteri)
20 02 01  rifiuti compostabili
20 02 02  terreno e rocce
20 02 03  altri rifiuti non compostabili
20 03 00  altri rifiuti urbani
20 03 01  rifiuti urbani misti
20 03 02  rifiuti di mercati
20 03 03  residui di pulizia delle strade
20 03 04  fanghi di serbatoi settici
20 03 05  veicoli fuori uso

Allegato 4

 

All. 4.
Allegato "B" ( Previsto dall'art. 5, comma 6 )
OPERAZIONI DI SMALTIMENTO
N.B.: Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'art. 2, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente.
D1 Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica)
D2 Trattamento in ambiente terrestre (ad es. biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)
D3 Iniezioni in profondità (ad es. iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o faglie geologiche naturali)
D4 Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc.)
D5 Messa in discarica specialmente allestita (ad es. sistematizzazione in alveoli stagni separati, ricoperti o isolati gli uni dagli altri e dall'ambiente)
D6 Scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico eccetto l'immersione
D7 Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino
D8 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12
D9 Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12 (ad es. evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.)
D10 Incenerimento a terra
D11 Incenerimento in mare
D12 Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera, ecc.)
D13 Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12
D14 Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13
D15 Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).

Allegato 5

 

All. 5.
Allegato "C"
[ Previsto dall'art. 6, comma 1, lettera h)]
OPERAZIONI DI RECUPERO
N.B. : Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'art. 2, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente.
R1 Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia
R2 Rigenerazione/recupero di solventi
R3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazione biologiche)
R4 Riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici
R5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche
R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi
R7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti
R8 Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori
R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli
R10 Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o dell'ecologia
R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10
R12 Scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da R1 a R11
R13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).

Allegato 6

 

All. 6.
Allegato "D"
( previsto dall'art. 7, comma 4 ) RIFIUTI PERICOLOSI AI SENSI DELL'ART. 1, PARAGRAFO 4 DELLA DIRETTIVA 91/689/CEE
Introduzione.
1. I vari tipi di rifiuti figuranti nell'elenco sono pienamente definiti dal codice a sei cifre per i rifiuti e dalle rispettive sezioni a due cifre e a quattro cifre.
2. L'inclusione nell'elenco non significa che il materiale o l'oggetto siano da considerarsi rifiuti in tutti i casi. L'inclusione è pertinente soltanto quando venga soddisfatta la definizione di rifiuti ai sensi dell'art. 1, lettera a ) della direttiva 75/442/CEE, purchè non si applichi l'art. 2, paragrafo 1, lettera b ) della direttiva.
3. I rifiuti precisati nell'elenco sono soggetti alle disposizioni della direttiva 91/689/CEE, purchè non si applichi l'art. 1, paragrafo 5 della direttiva.
4. Conformemente all'art. 1, paragrafo 4, secondo trattino della direttiva 91/689/CEE, i rifiuti, diversi da quelli elencati in appresso, che secondo uno Stato membro presentino una o più caratteristiche indicate nell'allegato III della direttiva 91/689/CEE sono pericolosi. Tutti questi casi saranno notificati alla Commissione e verranno esaminati in vista della modifica dell'elenco conformemente all'art. 18 della direttiva 75/442/CEE. ELENCO DEI RIFIUTI PERICOLOSI

Codice CER   Designazione
    --            --
02           Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e prepa-
             razione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia,
             pesca ed acquicoltura
021          Rifiuti delle produzioni primarie
020105       rifiuti agrochimici
03           Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione
             di carta, polpa cartone, pannelli e mobili
0302         Rifiuti dei trattamenti conservativi del legno
030201       prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
             nenti composti organici non alogenati
03020        prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
             nenti composti organici clorurati
030203       prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
             nenti composti organo-metallici
030204       prodotti per i trattamenti conservativi del legno conte-
             nenti composti inorganici
04           Rifiuti della produzione conciaria e tessile
0401         Rifiuti dell'industria della lavorazione della pelle
040103       bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza
             fase liquida
0402         Rifiuti dell'industria tessile
040211       rifiuti contenenti composti alogenati da operazioni di
             confezionamento e finitura
05           Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione
             del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
0501         Residui oleosi e rifiuti solidi
050103       morchie e fondi di serbatoi
050104       fanghi acidi da processi di achilazione
050105       perdite di olio
050107       catrami acidi
050108       altri catrami
0504         Filtri di argilla esauriti
050401       filtri di argilla esauriti
0506         Rifiuti dal trattamento pirolitico del carbone
050601       catrami acidi
050603       altri catrami
0507         Rifiuti dal processo di purificazione del gas naturale
050701       fanghi contenenti mercurio
0508         Rifiuti della rigenerazione dell'olio
050801       filtri di argilla esauriti
050802       catrami acidi
050803       altri catrami
050804       rifiuti liquidi acquosi dalla rigenerazione dell'olio
06           Rifiuti da processi chimici inorganici
0601         Soluzioni acide di scarto
060101       acido solforoso e solforico
060102       acido cloridrico
060103       acido fluoridrico
060104       acido fosforoso e fosforico
060105       acido nitroso e nitrico
060199       rifiuti non specificati altrimenti
0602         Soluzioni alcaline
060201       idrossido di calcio
060202       soda
060203       ammoniaca
060299       rifiuti non specificati altrimenti
0603         Sali e loro soluzioni
060311       sali e soluzioni contenenti cianuri
0604         Rifiuti contenenti metalli
060402       sali mettalici (tranne 06 03 00)
060403       rifiuti contenenti arsenico
060404       rifiuti contenenti mercurio
060405       rifiuti contenenti altri metalli pesanti
0607         Rifiuti da processi chimici degli alogeni
060701       rifiuti contenenti amianto da processi elettrolitici
060702       carbone attivo dalla produzione di cloro
0613         Rifiuti da altri processi chimici inorganici
061301       pesticidi, biocidi ed agenti conservativi del legno di
             natura inorganica
061302       carbone attivo esaurito (tranne 06 07 02)
07           Rifiuti da processi chimici organici
0701         Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso
             (PFFU) di prodotti chimici organici di base
070101       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070103       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio di
             acque madri
070104       altri  solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070107       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070108       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070109       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070110       altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti
0702         Rifiuti da PFFU di plastiche, gomme sintetiche e fibre
             artificiali
070201       soluzioni di lavaggio e acque madri
070203       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070204       altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070207       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070208       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070209       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070210       altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
0703         Rifiuti da PFFU di coloranti e pigmenti organici (tranne
             06 11 00)
070301       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070303       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070304       altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070307       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070308       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070309       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070310       altri residui di filtrazione assorbenti esauriti
0704         Rifiuti da PFFU di pesticidi organici (tranne 02 01 05)
070401       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070403       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070404       altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070407       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070408       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070409       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070410       altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
0705         Rifiuti da PFFU di prodotti farmaceutici
070501       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070503       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070504       altri solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio
             ed acque madri
070507       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070508       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070509       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070510       altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
0706         Rifiuti da PFFU di cere, grassi, saponi, detergenti, di-
             disinfettanti e cosmetici
070601       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070603       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070604       altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070607       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070608       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070609       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070610       altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
0707         Rifiuti da PFFU di prodotti della chimica fine e prodot-
             ti chimici non specificati altrimenti
070701       soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
070703       solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed
             acque madri
070704       altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque
             madri
070707       fondi di distillazione e residui di reazione alogenati
070708       altri fondi di distillazione e residui di reazione
070709       residui di filtrazione, assorbenti esauriti contaminati
             da composti organici alogenati
070710       altri residui di filtrazione, assorbenti esauriti
08           Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso
             (PFFU) di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetra-
             ti), sigillanti e inchiostri per stampa
0801         Rifiuti da PFFU di pitture e vernici
080101       pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici
             alogenati
080102       pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici
             non alogenati
080106       fanghi derivanti da operazioni di scrostatura e sverni-
             ciatura contenenti solventi alogenati
080107       fanghi provenienti da operazioni di scrostatura e sver-
             niciatura non contenenti solventi alogenati
0803         Rifiuti da PFFU di inchiostri per stampa
080301       inchiostri di scarto contenenti solventi alogenati
080302       inchiostri di scarto non contenenti solventi alogenati
080305       fanghi di inchiostri contenenti solventi alogenati
080306       fanghi di inchiostri non contenenti solventi alogenati
0804         Rifiuti da PFFU di adesivi e sigillanti (inclusi prodot-
             ti impermeabilizzanti)
080401       adesivi e sigillanti di scarto contenenti solventi alo-
             genati
080402       adesivi e sigillanti di scarto non contenenti solventi
             alogenati
080405       fanghi di adesivi e sigillanti contenenti solventi alo-
             genati
080406       fanghi di adesivi e sigillanti non contenenti solventi
             alogenati
09           Rifiuti dell'industria fotografica
0901         Rifiuti dell'industria fotografica
090101       soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa
090102       soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa
090103       soluzioni di sviluppo a base solvente
090104       soluzioni di fissaggio
090105       soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore
090106       rifiuti contenti argento provenienti da trattamento in
             loco di rifiuti fotografici
10           Rifiuti inorganici provenienti da processi termici
1001         Rifiuti di centrali termiche ed altri impianti termici
             (eccetto 19 00 00)
100104       ceneri leggere di olio
100109       acido solforico
1003         Rifiuti della metallurgia termica dell'alluminio
100301       catrami ed altri rifiuti contenenti carbone dalla produ-
             zione degli anodi
100303       rifiuti di cimatura
100304       scorie di prima fusione/scorie bianche
100307       rivestimenti di carbone usati
100308       scorie saline di seconda fusione
100309       scorie nere di seconda fusione
100310       rifiuti provenienti da trattamento di scorie saline o di
             scorie nere
1004         Rifiuti della metallurgia termica del piombo
100401       scorie (prima e seconda fusione)
100402       incrostazioni e loppe (prima e seconda fusione)
100403       arsenato di calcio
100404       polveri di gas effluenti da camino
100405       altre polveri e particolato
100406       rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
100407       fanghi derivanti dal trattamento fumi
1005         Rifiuti della metallurgia termica dello zinco
100501       scorie (di prima e seconda fusione)
100502       scorie e residui di cimatura (di prima e seconda fu-
             sione)
100503       polveri di gas effluenti da camino
100505       rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
100506       fanghi derivanti dal trattamento fumi
1006         Rifiuti della metallurgia termica del rame
100603       polveri dai gas effluenti da camino
100605       rifiuti provenienti da raffinazione elettrolitica
100606       rifiuti dei trattamenti ad umidi dei fumi
100607       rifiuti dei trattamenti a secco dei fumi
11           Rifiuti inorganici contenenti metalli provenienti dal
             trattamento e ricopertura di metalli; idrometallurgia
             non ferrosa
1101         Rifiuti liquidi e fanghi dal trattamento e ricopertura
             di metalli (ad esempio, processi galvanici, zincatura,
             decapaggio, incisione, fosfatazione, sgrassaggio con
             alcali)
110101       soluzioni alcaline da cianuri contenenti metalli pesanti
             tranne cromo
110102       soluzioni alcaline da cianuri non contenenti metalli pe-
             santi
110103       rifiuti contenenti cromo da non cianuri
110105       soluzioni acide di decapaggio
110106       acidi non specificati altrimenti
110107       alcali non specificati altrimenti
110108       fanghi di fosfatazione
1102         Rifiuti e fanghi da processi idrometallurgici di metalli
             non ferrosi
110202       rifiuti da processi idrometallurgici dello zinco (com-
             presi jarosite, goethite)
1103         Rifiuti e fanghi da processi di tempra
110301       rifiuti contenenti cianuri
110302       altri rifiuti
12           Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di
             metalli e plastica
1201         Rifiuti di lavorazione (forgiatura, saldatura, stampag-
             gio, trafilatura, smussamento, perforazione, taglio,
             troncatura e limatura)
120106       oli esauriti per macchinari contenenti alogeni (non
             emulsionati)
120107       oli esauriti per macchinari non contenenti alogeni (non
             emulsionati)
120108       emulsioni esauste per macchinari contenenti alogeni
120109       emulsionoi esauste per macchinari non contenenti alogeni
120110       oli sintetici per macchinari
120111       fanghi di lavorazione
120112       grassi e cere esauriti
1203         Rifiuti di processi di sgrassatura ad acqua e vapore
             (tranne 11 00 00)
120301       soluzioni acquose di lavaggio
120302       rifiuti di sgrassatura a vapore
13           Oli esauriti (tranne gli oli commestibili 05 00 00 e
             12 00 00)
1301         Oli esauriti da circuiti idraulici e freni
130101       oli per circuiti idraulici contenenti PCB e PCT
130102       altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) conte-
             nenti composti organici clorurati
130103       altri oli per circuiti idraulici (non emulsioni) non
             contenenti composti organici clorurati
130104       emulsioni contenenti composti organici clorurati
130105       emulsioni non contenenti composti organici clorurati
130106       oli per circuiti idraulici a formulazione esclusivamente
             minerale
130107       altri oli per circuiti idraulici
130108       oli per freni
1302         Oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi
130201       oli esauriti da motore, trasmissioni ed ingranaggi con-
             tenenti composti organici clorurati
130202       oli esauriti da motori, trasmissioni ed ingranaggi non
             contenenti composti organici clorurati
130203       altri oli da motori, trasmissioni e ingranaggi
1303         Oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed
             altri liquidi
130301       oli isolanti e di trasmissione di calore esauriti ed al-
             tri liquidi contenenti PCB e PCT
130302       altri oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri
             liquidi contenenti composti organici clorurati
130303       oli isolanti e di trasmissione di calore ed altri liqui-
             di non contenenti composti organici clorurati
130304       oli isolanti e termoconduttori ed altri liquidi a formu-
             lazione sintetica
130305       oli isolanti e termoconduttori a formulazione minerale
1304         Oli di cala
130401       oli di cala da navigazione interna
130402       oli di cala derivanti dalle fognature dei moli
130403       oli di cala da altre navigazioni
1305         Prodotti di separazione olio/acqua
130501       solidi di separazione olio/acqua
130502       fanghi di separazione olio/acqua
130503       fanghi da collettori
130504       fanghi o emulsioni da dissalatori
130505       altre emulsioni
1306         Altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti
130601       Altri rifiuti oleosi non specificati altrimenti
14           Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi
             (tranne 07 00 00 e 08 00 00)
1401         rifiuti di sgrassaggio di metalli e manutenzione di ap-
             parecchiatura
140101       clorofluorocarburi (CFC)
140102       altri solventi alogenati e miscele solventi
140103       altri solventi e miscele solventi
140104       miscele acquose contenenti solventi alogenati
140105       miscele acquose non contenenti solventi alogenati
140106       fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
140107       fanghi o rifiuti solidi non contenenti solventi aloge-
             nati
1402         Rifiuti dalla pulizia di tessuti
140201       solventi alogenati e miscele di solventi
140202       miscele di solventi o liquidi organici non contenenti
             solventi alogenati
140203       fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
140204       fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
1403         Rifiuti dell'industria elettronica
140301       clorofluorocarburi (CFC)
140302       altri solventi alogenati
140303       solventi o miscele di solventi non contenenti solventi
             alogenati
140304       fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
140305       fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
1404         Rifiuti da refrigeranti e propellenti di schiuma/aerosol
140401       clorofluorocarburi (CFC)
140402       altri solventi alogenati e miscele di solventi
140403       altri solventi o miscele di solventi
140404       fanghi o rifiuti solidi contenenti solventi alogenati
140405       fanghi o rifiuti solidi contenenti altri solventi
1405         Rifiuti da recupero di solventi e refrigeranti (fondi
             di distillazione)
140501       clorofluorocarburi (CFC)
140502       altri solventi alogenati e miscele di solventi
140503       altri solventi e miscele di solventi
140504       fanghi contenenti solventi alogenati
140505       fanghi contenenti altri solventi
16           Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo
1602         Apparecchiature o parti di apparecchiature fuori uso
160201       trasformatori o condensatori contenenti PCB o PCT
1604         Rifiuti esplosivi di scarto
160401       munizioni di scarto
160402       fuochi artificiali di scarto
160403       altri rifiuti esplosivi di scarto
1606         Batterie ed accumulatori
160601       accumulatori al piombo
160602       accumulatori al nichel-cadmio
160603       pile a secco al mercurio
160606       elettroliti da pile e accumulatori
1607         Rifiuti della pulizia di serbatoi per trasporto e stoc-
             caggio (tranne 05 00 00 e 12 00 00)
160701       rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti
             prodotti chimici
160702       rifiuti della pulizia di cisterne di navi contenenti oli
160703       rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne
             contenenti oli
160704       rifiuti della pulizia di vagoni cisterne ed autocisterne
             contenenti prodotti chimici
160705       rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio conte-
             nenti prodotti chimici
160706       rifiuti della pulizia di serbatoi di stoccaggio conte-
             nenti oli
17           Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la co-
             struzione di strade)
1706         Materiale isolante
170601       materiali isolanti contenenti amianto
18           Rifiuti di ricerca medica e veterinaria (tranne i rifiu-
             ti di cucina e di ristorazione che non derivino diretta-
             mente da luoghi di cura)
1801         Rifiuti da maternità, diagnosi e prevenzione delle ma-
             lattie negli uomini
180103       altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede
             precauzioni particolari in funzione della prevenzione di
             infezioni
1802         Rifiuti della ricerca, diagnosi, trattamento e preven-
             zione delle malattie negli animali
180202       altri rifiuti la cui raccolta e smaltimento richiede
             precauzioni particolari in funzione della prevenzione di
             infezioni
180204       sostanze chimiche di scarto
19           Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, impianti di
             trattamento acque reflue fuori sito e industrie del
             l'acqua
1901         Rifiuti da incenerimento o pirolisi di rifiuti urbani
             ed assimilabili da commercio, industrie e istituzioni
190103       ceneri leggere
190104       polveri di caldaie
190105       residui di filtrazione prodotti dagli impianti di trat-
             tamento dei fumi
190106       acque reflue da trattamento dei fumi ed altre acque
             reflue
190107       rifiuti solidi derivanti dal trattamento fumi
190110       carbone attivo esaurito dal trattamento dei fumi
1902         Rifiuti da trattamenti chimico/fisici specifici di ri-
             fiuti industriali (ad esempio decromatazione, decianiz-
             zazione, neutralizzazione)
190201       fanghi di idrossidi di metalli ed altri fanghi da trat-
             tamento di precipitazione dei metalli
1904         Rifiuti vetrificati e rifiuti di vetrificazione
190402       ceneri leggere ed altri rifiuti di trattamento dei fumi
190403       fase solida non vetrificata
1908         Rifiuti da impianti di trattamento delle acque reflue
             non specificati altrimenti
190803       grassi ed oli da separatori olio/acqua
190806       resine di scambio ionico sature od esauste
190807       soluzioni e fanghi di rigenerazione delle resine a scam-
             bio ionico
20           Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, in-
             dustria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta
             differenziata
2001         Raccolta differenziata
200112       vernici, inchiostri, adesivi
200113       solventi
200117       prodotti fotochimici
200119       pesticidi
200121       tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio

Allegato 7

 

All. 7.
Allegato "E"
( Previsto dall'art. 37, comma 1 )
OBIETTIVI DI RECUPERO E RICICLAGGIO

                                               Entro 5 anni
-------------------------------------+---------------+---------------
                                     |     minimi    |    massimi
-------------------------------------+---------------+---------------
a) Rifiuti di imballaggi da recupera-|               |
   re come materia o come componente |               |
   di energia: in peso almeno il     |      50%      |      65%
-------------------------------------+---------------+---------------
b) Rifiuti di imballaggi da ricicla- |               |
   re: in peso almeno il             |      25%      |      45%
-------------------------------------+---------------+---------------
c) Ciascun materiale di imballaggio  |               |
   da riciclare: in peso almeno il   |      15%      |      15%
-------------------------------------+---------------+---------------

Allegato 8

 

All. 8.
Allegato "F"
( Previsto dall'art. 43, comma 3 )
REQUISITI ESSENZIALI CONCERNENTI LA COMPOSIZIONE E LA
RIUTILIZZABILITA'
E LA RECUPERABILITA'(IN PARTICOLARE LA RICICLABILITA' DEGLI
IMBALLAGGI
1. Requisiti per la fabbricazione e composizione degli imballaggi .
- Gli imballaggi sono fabbricati in modo da limitare il volume e il peso al minimo necessario per garantire il necessario livello di sicurezza, igiene e accettabilità tanto per il prodotto imballato quanto per il consumatore.
- Gli imballaggi sono concepiti, prodotti e commercializzati in modo da permettere il reimpiego o il recupero, compreso il riciclaggio, e da ridurne al minimo l'impatto sull'ambiente se i rifiuti di imballaggio o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di imballaggio sono smaltiti.
- Gli imballaggi sono fabbricati in modo che la presenza di metalli nocivi e di altre sostanze e materiali pericolosi come costituenti del materiale di imballaggio o di qualsiasi componente dell'imballaggio sia limitata al minimo con riferimento alla loro presenza nelle emissioni, nelle ceneri o nei residui di lisciviazione se gli imballaggi o i residui delle operazioni di gestione dei rifiuti di imballaggio sono inceneriti o interrati. 2. Requisiti per la riutilizzabilità di un imballaggio .
I seguenti requisiti devono essere soddisfatti simultaneamente:
- le proprietà fisiche e le caratteristiche dell'imballaggio devono consentire una serie di spostamenti o rotazioni in condizioni di impiego normalmente prevedibili;
- possibilità di trattare gli imballaggi usati per ottemperare ai requisiti in materia di salute e di sicurezza dei lavoratori;
- osservanza dei requisiti specifici per imballaggi recuperabili se l'imballaggio non è più utilizzato e diventa quindi un rifiuto. 3. Requisiti per la recuperabilità di un imballaggio .
a) Imballaggi recuperabili sotto forma di riciclaggio del materiale.
L'imballaggio deve essere prodotto in modo tale da consentire il riciclaggio di una determinata percentuale in peso dei materiali usati, nella fabbricazione di prodotti commerciabili, rispettando le norme in vigore nella Comunità europea. La determinazione di tale percentuale può variare a seconda del tipo di materiale che costituisce l'imballaggio.
b) Imballaggi recuperabili sotto forma di recupero di energia.
I rifiuti di imballaggio trattati a scopi di recupero energetico devono avere un valore calorifico minimo inferiore per permettere di ottimizzare il recupero energetico.
c) Imballaggi recuperabili sotto forma di compost.
I rifiuti di imballaggio trattati per produrre compost devono essere sufficientemente biodegradabili in modo da non ostacolare la raccolta separata e il processo o l'attività di compostaggio in cui sono introdotti.
d) Imballaggi biodegradabili.
I rifiuti di imballaggio biodegradabili devono essere di natura tale da poter subire una decomposizione fisica, chimica, termica o biologica grazie alla quale la maggior parte del compost risultante finisca per decomporsi in biossido di carbonio, biomassa e acqua.


 

 

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