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Logistica: 3 Packaging

Vaschette

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Vaschette e corpi cavi stampati ad iniezione

Si tratta di imballaggi correntemente definiti “semi-rigidi”, realizzati con una tecnologia sviluppatasi a metà del 20° secolo, con la comparsa delle prime resine sintetiche e impiegata per la produzione di oggetti di materia plastica delle più varie forme. La tecnologia dello stampaggio ad iniezione sfrutta le caratteristiche termoplastiche delle resine: in una pressa, sotto l’azione sia della pressione esercitata da un pistone (o da una vite) sia della temperatura, i granuli di materiale plastico sono portati allo stato fluido ed iniettati attraverso uno stretto ugello dentro uno stampo refrigerato. Lo stampo, appena il pezzo si è solidificato, viene aperto per l’estrazione. Il processo è discontinuo e gli stampi sono molto costosi (sono di acciaio inossidabile) ma consente una notevole libertà di forma, una precisione dei dettagli ed un controllo accurato degli spessori in ogni punto del manufatto. I parametri di processo che possono influenzare le caratteristiche dell’imballaggio stampato sono la temperatura (tipica per ogni materiale plastico), la velocità di iniezione (che deve essere molto elevata per evitare un avanzamento non continuo del fronte di materia fusa), la pressione che è legata alle esigenze di velocità di iniezione e raggiunge per le resine più viscose valori di 200 MPa. Le materie plastiche con cui si possono realizzare attraverso lo stampaggio ad iniezione vaschette, preforme da soffiaggio, coppette, bicchieri, accessori di chiusura e molti altri utili oggetti, sono numerosi: HDPE, PET, PP, PS. Più raramente si riesce a realizzare con questa tecnica strutture multi strato attraverso la coiniezione di materiali differenti.

Vaschette e corpi cavi termoformati

La tecnologia di produzione è più recente, essendosi sviluppata solo a partire dagli anni ’60; anche la termoformatura mette a profitto le caratteristiche termoplastiche dei polimeri ma la produzione avviene a partire da un film o da una foglia di materiale plastico (anche multistrato) preesistente che viene riscaldato fino a renderlo plastico e poi forzato in uno stampo per acquisire la forma definitiva. Il film da termoformare viene in genere riscaldato per mezzo di resistenze elettriche o elementi ad infrarossi, lo sfondamento avviene con tecniche che possono essere molto diverse, sfruttando il vuoto, l’aria compressa, utensili meccanici o la combinazione di questi; l’operazione di “sfondamento” è assai critica perché dalle modalità di formatura dipende la distribuzione finale degli spessori nei diversi punti del contenitore e, di conseguenza, le prestazioni complessive di resistenza meccanica e impermeabilità. La termoformatura è caratterizzata da discreta versatilità, basso costo degli stampi, possibilità di produzione dell’imballaggio sulla linea di riempimento (TFFS, thermoform-fill-seal) che consente anche il condizionamento in asettico. Quasi tutti i materiali termoplastici sono utilizzati in termoformatura e persino alcuni materiali cellulosici (polpa di cellulosa) ma in modo particolare si impiegano PS, PVC, PP, PE e PET; un potente impulso allo sviluppo della termoformatura, comunque, è stato rappresentato dalla
diffusione di vaschette di polistirolo espanso per il condizionamento di alimenti freschi, vegetali e animali.

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