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Bottiglie di vetro: Tecniche
di produzione
Bottiglie, flaconi, barattoli e vasi di vetro si producono,
fondamentalmente, attraverso due tecniche non molto dissimili dette
"presso-soffio" e "soffio-soffio". Una terza tecnica (vetro pressato) è
utilizzata per la produzione di bicchieri e oggetti per i quali non è
necessaria una particolare attenzione nella finitura dell'imboccatura.
Nelle due tecniche fondamentali si fa uso di due stampi diversi. Nel
primo si forma l'imboccatura ed un abbozzo della cavità mentre nel
secondo viene acquisita la forma finale; la differenza consiste nelle
modalità di formazione nel primo stampo.
Bottiglie di vetro: Tecnica
presso-soffio
In questo caso un pistone penetra nella goccia di vetro fuso (1000-
1200 °C) costringendola nel primo stampo e formando una preforma
(parison) la cui imboccatura, tuttavia, è già quella definitiva del
contenitore finito. La tecnica di "presso-soffio", classicamente
impiegata per contenitori dalla apertura larga (in genere maggiore di
35 mm), in una recente variante (narrow neck press and blown) che fa
usa di pistoni più stretti e lunghi, è utilizzata oggi anche per
bottiglie e consente una più soddisfacente distribuzione delle
temperature in fase di raffreddamento, una maggiore precisione nel
controllo degli spessori e quindi minori tensioni interne ma può
produrre abrasioni superficiali e inclusioni di particelle estranee.
Bottiglie di vetro: Tecnica
soffio-soffio
Nel secondo caso è l'azione di un soffio di aria compressa che
determina la formazione dell'abbozzo di corpo cavo (parison) e modella
l'imboccatura (vedi figura). La tecnica "soffio-soffio" ha
caratteristiche sostanzialmente antitetiche ed è impiegata per produrre
bottiglie. Per definizione, la bottiglia (il più diffuso contenitore di
vetro) è un corpo cavo, generalmente cilindrico raccordato mediante un
collo ad un' apertura il cui diametro è inferiore a quello del corpo.
In tutte e due le tecniche di
produzione la forma definitiva si raggiunge nel secondo stampo per
azione di un soffio di aria compressa a circa 200 bar. Le macchine di
formatura sono, in genere, dotate di più sezioni, lavorando più gocce
di vetro contemporaneamente raggiungono cadenze anche di 500 pezzi al
minuto. La temperatura del vetro nel secondo stampo è di circa 450-500
°C e si ha dunque una rapidissima variazione dai 1000- 1200 °C della
goccia nel primo stampo. Il vetro non ha un'elevata conducibilità
termica e, come è già stato sottolineato, la differenza di temperature
tra punti adiacenti, genera forti sollecitazioni tensili sull'oggetto
di vetro. Questa situazione si presenta quindi in modo molto critico
all'uscita del contenitore di vetro dal secondo stampo e per annullare
le tensioni presenti si ricorre all'operazione di ricottura.
Bottiglie di vetro: Ricottura
(Annealing)
I contenitori sono avviati ad un tunnel che può essere lungo qualche
decina di metri, dove vengono riscaldati a 540-550 °C (poco sotto la
temperatura di rammollimento) ed in seguito raffreddati molto
lentamente per rimuovere le tensioni indotte da una velocità di
raffreddamento non uniforme nelle fasi precedenti.
Bottiglie di vetro: Controllo
di qualità
All'uscita dalla cosiddetta
zona fredda (40-60 °C) tutti i contenitori vengono sottoposti ad un
rigoroso controllo di qualità per verificare la presenza di difetti
(inclusioni, crepe, rotture), la regolarità della forma e
dell'imboccatura. Le imperfezioni sono punti di amplificazione degli
sforzi applicati: se uno sforzo è applicato in quel punto si può anche
arrivare alla rottura. Altri controlli (per esempio di resistenza alla
pressione interna, di capacità, di resistenza allo sbalzo termico)
vengono condotti invece a campione.
Bottiglie di vetro: Tecniche
di rafforzamento del "vetro leggero"
Negli ultimi anni la tecnologia di produzione dei corpi cavi di vetroha
subito importanti evoluzioni, finalizzate alla realizzazione di
imballaggi più leggeri ma con superiori doti di resistenza meccanica. I
risultati conseguiti sono notevoli se si pensa che in moltissime
applicazioni, il peso dei contenitori di vetro è stato dimezzato
rispetto a quello di 30-40 anni fa.
Bottiglie di vetro:
Trattamenti di superficie
Tendono ad aumentare la resistenza alle sollecitazioni del contenitore
di vetro ed a ridurre il coefficiente di attrito sulla superficie:
HOT END, o "trattamento a caldo", è definita l'operazione che
consiste nello spruzzare il contenitore all’uscita dallo stampo e prima
del forno di
ricottura, con una soluzione di tetracloruro di stagno [SnCl4], cloruro
di dimetil stagno [(CH3)2SnCl2] o tetracloruro di titanio [TiCl4]; i
sali, così
deposti , pirolizzano a circa 550 °C fissando sulla superficie del
vetro una sottile pellicola di ossido di metallo che riempie le
microabrasioni e le incrinature che possono agire da amplificatori di
sforzo e, quindi, irrobustisce il contenitore; l’acido cloridrico che
si forma viene aspirato ed allontanato dall’impianto.
La pellicola di ossidi metallici aumenta, però, di molto il
coefficiente di attrito che viene successivamente ridotto attraverso il
"trattamento a freddo" (COLD END) che consiste nel lubrificare
stabilmente, mediante lo spruzzo di una dispersione di cere, oleati,
stearati, glicoli o altre sostanze, la superficie dei contenitori
all'uscita della zona fredda.
Bottiglie di vetro:
Rafforzamento termico -Tempra
Il procedimento di tempra termica ha la finalità di ripartire le
tensioni presenti nell’oggetto di vetro per incrementarne la resistenza
meccanica; il
procedimento è di norma impiegato per vetro piano (parabrezza, lastre,
ecc), in misura inferiore su bicchieri e articoli di vetro per la
tavola e solo in via sperimentale su bottiglie. Consiste nel riscaldare
l'oggetto a temperature di poco inferiori a quella di rammollimento,
quindi nel raffreddarlo molto rapidamente con aria o mediante
l'evaporazione di un solvente. In tal modo le superfici esterne restano
interessate dalle sollecitazioni compressive che sono compensate da
sollecitazioni tensili interne. e compressioni superficiali possono
essere nell’ordine di 100-1500 kg/cm2 e rendono il materiale più
robusto ma perché il trattamento sia efficace lo spessore deve essere
notevole (circa 3 mm) e l'imboccatura sufficientemente larga per
permettere un'uguale velocità di raffreddamento sulle due facce.

Bottiglie di vetro: Rafforzamento chimico
E' un processo sviluppato in via sperimentale in Giappone. Immergendo
il contenitore in un bagno di sali di potassio fusi, o spruzzandolo
ancora caldo con tali soluzioni, è possibile
realizzare,superficialmente, uno scambio ionico tra il sodio presente
nella struttura del vetro ed il potassio della soluzione. Gli atomi di
potassio hanno un raggio atomico molto più grande (1.38 angstron) di
quello del sodio (0.97 angstron) e, forzandosi all'interno degli strati
superficiali del vetro, determinano uno stress compressivo sulla
superficie del contenitore che lo rende più resistente alle
sollecitazioni meccaniche ed agli shock termici. Anche in questo caso,
perchè il trattamento sia efficace è necessario applicarlo su spessori
consistenti di materiale.

In tutti e due i casi si
tende ad ottenere una sollecitazione di tipo compressivo sulla
superficie che, in equilibrio con tensioni di natura tensile nella
porzione più interna dell'oggetto di vetro (al cuore), ne determinino
una maggiore resistenza alle sollecitazioni meccaniche. Nel caso del
rafforzamento termico, come la figura mostra, lo spessore superficiale
interessato da queste sollecitazioni compressive è maggiore ma le forze
hanno minore intensità che nel caso del rafforzamento chimico. Il
rafforzamento chimico, certamente più diffuso di quello termico per gli
imballaggi di vetro, ha anche un significativo effetto sulla resistenza
dei contenitori agli sbalzi termici.
Bottiglie di vetro: Altri
metodi
pulitura acida (acid polishing) con acido
fluoridrico finalizzata alla rimozione delle abrasioni;
intervento sulla composizione del vetro
(alcuni vetri hanno proprietà meccaniche superiori);
cristallizzazione della superficie
(alcune composizioni vetrose risultano più dure se cristallizzate);
smaltatura (glazing), che consiste nel
depositare sulla superficie un vetro con un più basso coefficiente di
espansione termica per determinare uno strato compressivo.
Bottiglie di vetro:
Pre-etichettatura
Con questa tecnica si realizza, a fini protettivi e di contenimento
degli eventuali frammenti, la copertura di una grande area del
contenitore con un'etichetta di materia plastica che può essere di PVC,
di PP, di PET o di PS espanso. In tutti i casi si tratta di tubolari
termoretraibili che una volta applicati sul corpo della bottiglia
vengono fatti termoretrarre ed aderire al vetro; la protezione
conferisce buona resistenza agli urti, una efficace azione di
contenimento di eventuali rotture e riduce molto il rumore sulle linee
di convogliamento e di riempimento delle bottiglie.
Bottiglie di vetro: Bottiglie
CEE - Recipienti misura
Per semplificare la rispondenza alle norme metrologiche che riguardano
ormai tutti i prodotti condizionati (sia in volume che in massa) e che
obbligano al rispetto di precise tolleranze del contenuto dichiarato, è
stata autorizzata, a livello CEE, la fabbricazione di particolari
contenitori che per il materiale impiegato e per le caratteristiche
costruttive utilizzate, consentono di misurare il contenuto con
sufficiente precisione quando riempiti ad un dato livello dal
raso-bocca o ad una data percentuale della loro capacità. Questi
contenitori, definiti "bottiglie CEE " o "recipienti misura",
consentono di eseguire le operazioni di riempimento evitando gli
onerosi controlli statistici sul contenuto netto, obbligatoriamente
riportato in etichetta, di fatto spostando la responsabilità
metrologica dall'utilizzatore (industria alimentare) al produttore
dell’imballaggio (industria vetraria).
Questi particolari
contenitori si distinguono per le seguenti iscrizioni realizzate sul
piede o sul fondo della bottiglia:
capacità nominale seguita dal simbolo dell'unità di misura (cl o L);
capacità raso-bocca espressa in cl (senza unità di misura) e/o il
livello di riempimento in mm;
il contrassegno CEE (una epsilon rovesciata);
il marchio di fabbrica della vetreria che ha prodotto i contenitori.
La fabbricazione di questi contenitori, che per la loro costanza
metrologica sono più vicini a strumenti di misura che alle tradizionali
bottiglie di vetro, impone alle vetrerie uno sforzo organizzativo
consistente, legato alla standardizzazione, al controllo della
produzione, nonché alle attività di manutenzione degli stampi.
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